Basi militari e Mezzogiorno
*Antonio Mazzeo
Nel Mezzogiorno d’Italia proliferano le installazioni militari USA e NATO di rilevanza strategica mondiale. Le basi e i centri di telecomunicazione sono in prima linea nei conflitti che insanguinano l’Europa orientale e il Medio Oriente. Il processo di militarizzazione dei territori ha già prodotto effetti devastanti nella società e nell’economia, contribuendo alla marginalizzazione di vaste aree, alla crisi degli spazi di partecipazione democratica e all’emigrazione forzata giovanile.
“La missione NATO in Iraq ha rivisto la sua postura, ricollocando per sicurezza dal Medio Oriente in Europa tutto il suo personale. L’ultimo contingente dell’Alleanza ha lasciato l’Iraq il 20 marzo 2026 e la Missione proseguirà dal Joint Force Command Naples (JFC)”(1). Con un laconico comunicato il generale Alexus Grynkewich (a capo del Supreme Allied Commander Europe e delle forze armate statunitensi nel vecchio continente) ha reso noto il ritiro dei militari NATO dopo gli attacchi missilistici iraniani a diverse installazioni in risposta ai raid di Israele e USA. Una vera e propria fuga dallo scacchiere di guerra mediorientale che impone la modifica degli obiettivi e degli assetti alleati impiegati nelle operazioni di “assistenza e rafforzamento” nell’area e che enfatizza il ruolo geostrategico della più importante installazione NATO ospitata in Italia, il Comando interalleato di Napoli-Lago di Patria.
L’Allied Joint Force Command Naples è stato attivato nel marzo 2004 nell’ambito del programma di trasformazione e potenziamento della NATO per “adattare la struttura militare alle nuove sfide operative e contrastare le minacce emergenti nel nuovo millennio” (2). Il processo di transizione fu formalizzato in occasione del vertice dei Capi di Stato e di Governo della NATO tenutosi a Praga nel 2002, quando fu pure decisa l’attivazione di una forza di pronto intervento (la NATO Response Force) in grado di intervenire in ogni teatro di guerra internazionale. “Fin dalla sua costituzione, il quartier generale di JFC Naples ha assunto un ruolo guida nelle missioni di difesa collettiva della NATO, nella risposta alle crisi e nella cooperazione alla sicurezza”, scrivono i vertici alleati. “Esso pianifica e conduce le operazioni per scoraggiare le aggressioni, contribuire alla difesa del territorio e delle forze NATO e promuovere la stabilità nella regione euro-atlantica”. (3) L’area di intervento sotto il controllo di JFC Naples è immensa: dall’Atlantico orientale fino al Mediterraneo, dai Balcani e dall’Europa orientale fino all’intero Medio Oriente. “SACEUR, il Comandante Supremo delle forze alleate in Europa può assegnare di volta in volta al Comando di Napoli aree di responsabilità funzionali per attività ed esercitazioni, e aree di interesse fuori dal territorio dell’Alleanza per monitorare e analizzare le instabilità regionali che potrebbero influenzare gli interessi della NATO” (4).
Finalità e compiti operativi altrettanto illimitati anche per un’altra infrastruttura strategica ospitata nell’aeroporto di Napoli Capodichino, la Naval Support Activity Naples della Marina Militare USA. Si tratta del comando delle forze navali degli Stati Uniti d’America per l’Europa e l’Africa (NAVEUR-NAVAF) che conduce le attività delle unità di superficie, dei sottomarini e degli aerei di US Navy schierati in più di 20 milioni di miglia nautiche (metà Atlantico, Baltico, Mediterraneo, Caspio, Mar Nero e aree costiere africane) (5). A NAVEUR-NAVAF è inoltre assegnato il controllo della Naval Computer and Telecommunications Station (NCTS Naples) per le telecomunicazioni globali di US Navy e degli alleati NATO. NCTS gestisce in particolare le installazioni C4I (Command, Control, Computer, Communications and Intelligence) di Capodichino e SATCOM a Lago di Patria (6). Ovvio allora che anche il comando militare statunitense in territorio partenopeo stia interpretando un ruolo chiave nella pianificazione degli interventi nello scenario bellico iraniano.
Sigonella, capitale mondiale dei droni
Più a Sud, in Sicilia, c’è un’altra importante stazione aeronavale delle forze armate USA in prima linea nelle operazioni di guerra contro Teheran, Sigonella. Secondo quanto denunciato dai parlamentari del M5S membri delle Commissioni Difesa, la base siciliana è stata utilizzata a metà marzo per il transito dei cacciabombardieri F-15 “Strike Eagle” dell’US Air Force “in configurazione tattica, ovvero di combattimento con armi e bombe montate” (7).
Dall’installazione decollano inoltre aerei con e senza pilota per svolgere nel Golfo Persico attività di intelligence, sorveglianza e riconoscimento di potenziali obiettivi in Iran. L’attacco del 14 marzo contro le infrastrutture militari nell’isola di Kharg, da cui viene esportato l’80% del petrolio iraniano, è stato preceduto da una missione-spia di un drone MQ-4C “Triton” di US Navy. Come rilevato da autorevoli analisti militari, senza il preventivo monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target, non sarebbe stato possibile effettuare con successo i bombardamenti su Kharg (8).
Sigonella gioca un ruolo fondamentale nel conflitto dalla vigilia dell’attacco scatenato da Israele e Stati Uniti la notte del 28 febbraio. Qualche ora prima dei raid, un velivolo da pattugliamento aeronavale Boeing P8A “Poseidon” di US Navy è decollato dallo scalo siciliano per dirigersi verso lo spazio aereo mediorientale. Anche il “Poseidon”, come il “Triton”, viene impiegato di norma per l’intelligence e l’individuazione di potenziali obiettivi nemici. Molte delle attrezzature di cui è dotato sono secretate, ma il pattugliatore, grazie al sofisticato radar APY-10 può mappare un’area di 10.000 metri quadri da una distanza di più di 220 miglia; inoltre può disturbare i segnali radar e colpire unità navali e sommergibili con missili AGM-84 “Harpoon” e siluri Mark 54.
In verità, l’installazione siciliana ha svolto un ruolo chiave anche durante i bombardamenti israeliani contro l’Iran nel giugno 2025. Poche ore dopo l’attacco ai siti nucleari di Fordow, Natanz ed Esfahan, la notte del solstizio d’estate, un drone MQ-4C “Triton” ha effettuato una lunga missione nello spazio aereo del Golfo Persico. Parte della rotta di volo del velivolo è stata tracciata dal sito specializzato ItaMilRadar. “Il Triton di US Navy ha sorvolato lo Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi nel corso della mattinata del 22 giugno, probabilmente per monitorare le reazioni dell’Iran all’attacco dei bombardieri B-2 e avere piena conoscenza di quanto accade alle forze navali USA presenti nell’area”, riportano gli analisti (9).
Purtroppo i tracciati dei velivoli con e senza pilota delle forze armate USA di stanza a Sigonella confermano il protagonismo di questa infrastruttura in tutti gli odierni scenari bellici internazionali: oltre che contro l’Iran, la base è impiegata nel conflitto russo-ucraino e a supporto del genocidio perpetrato da Israele contro i palestinesi a Gaza e nei raid contro Siria, Libano e Yemen. Sigonella è stata utilizzata da Washington anche come base di transito degli aerei cargo C-17A “Globemaster III” che hanno trasferito armi, munizioni e apparecchiature belliche dagli Stati Uniti e dalla Germania fino allo scalo aereo israeliano di Nevatim, nel deserto del Negev. Il primo volo di un C-17A è stato tracciato a Sigonella il 13 ottobre 2023; recentemente (2 settembre 2025) si è pure assistito alla sosta “tecnico-operativa” di un aereo cargo KC-130H “Karnaf” israeliano, molto probabilmente per effettuare operazioni di carico di armi statunitensi. Il velivolo è atterrato a Sigonella proveniente da Nevatim; dopo qualche ora è rientrato in Israele (10).
Dalla Sicilia pure gli ordini di guerra nucleare
Oltre ai “Triton” e ai “Poseidon”, Sigonella fa da centro di comando e controllo di una flotta di droni RQ-4B “Global Hawk” di US Air Force, operativi principalmente contro le unità navali e i sommergibili russi. “Dalla Sicilia, piattaforme come il Global Hawk possono raggiungere il Mediterraneo orientale, il Mar Nero e il Baltico con una singola missione, offrendo una flessibilità strategica che altre location non possiedono nel fianco orientale della NATO”, spiega ItaMilRadar (11). Da qualche anno nella base è stato insediato il centro di comando e controllo del sofisticato sistema di telerilevamento ed intelligence AGS (Alliance Ground Surveillance) della NATO. Con i suoi 5 velivoli a pilotaggio remoto RQ-4D “Phoenix”, anch’essi operativi da Sigonella, l’AGS fornisce informazioni in tempo reale per compiti di vigilanza aria-terra a supporto delle operazioni alleate in un’aerea geografica che comprende l’Europa, il nord Africa e il Mediterraneo orientale. I “Phoenix” possono volare in qualsiasi condizione meteorologica per 32 ore consecutive, a 18,3 km d’altezza; grazie al radar ad alta definizione MP-RTIP, rilevano ogni oggetto a terra e i missili da crociera a bassa quota. L’AGS s’interfaccia con l’articolata rete operativa militare e con tutti i centri di comando, controllo, intelligence, sorveglianza e riconoscimento della NATO a livello planetario.
Come se ciò non bastasse, il Dipartimento della Guerra ha attivato nella base siciliana una delle principali stazioni planetarie per il controllo e la manutenzione di tutti i velivoli senza pilota statunitensi: l’UAS SATCOM Relay Pads and Facility. Si tratta di un’infrastruttura per le telecomunicazioni via satellite con i droni operativi nella regione dell’Atlantico. A Sigonella sono in via di potenziamento pure le apparecchiature che assicurano al Pentagono la trasmissione degli ordini di guerra nucleare. Nel 2022 l’US Air Force ha firmato un contratto con la società Collins Aerospace per migliorare entro l’agosto 2028 il sistema di comunicazione ad alta frequenza High Frequency Global Communications System. La rete HFGCS è composta da 14 installazioni in territorio USA e all’estero, tra cui NAS Sigonella. “La missione principale dell’High Frequency Global Communication System è quella di supportare i lanci spaziali, le operazioni e le comunicazioni a lungo raggio delle unità navali, dei pattugliatori e delle forze terrestri”, spiega l’US Air Force. “Inoltre opera da centro di comando e controllo dei velivoli da trasporto dell’Air Mobility Command e degli aerei cisterna per il rifornimento in volo”. Fondamentale il ruolo del sistema HFGCS nelle trasmissioni degli ordini di guerra ai gruppi di volo dell’Aeronautica, in particolare di quelli criptati ed emanati secondo l’OPLAN 8010-12, il Piano operativo di deterrenza strategica che contempla le opzioni di guerra nucleare su “grande scala” o “limitata” (12).
In quanto all’invio di ordini di attacco o di immagini video e informazioni top secret alle unità combattenti, ha assunto un ruolo centrale il MUOS (Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari di proprietà ed uso esclusivo della Marina USA. Uno dei suoi quattro terminali terrestri è stato realizzato a Niscemi (Caltanissetta), all’interno della stazione di trasmissione radio NRTF (Naval Radio Transmitter Facility) che dipende operativamente da NAS Sigonella. Il MUOS permette il collegamento della rete militare di US Navy (centri di comando, controllo e logistici, gli oltre 18.000 terminali radio esistenti, droni, cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, missili Cruise, ecc.), accrescendo la velocità e la quantità dei dati trasmessi nell’unità di tempo. Le tre antenne paraboliche del terminale di Niscemi trasmettono a ciclo continuo in UHF (ultra high frequency) a cinque satelliti geostazionari; altrettanto rilevanti dal punto di vista geostrategico le comunicazioni che transitano dalle innumerevoli antenne della NRTF. Operativa dal 1991, questa assicura il collegamento radio tra le forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e i centri C4I di US Navy. Essendo l’unica struttura nel Mediterraneo con caratteristiche, attrezzature e tecnologie specifiche, la stazione di Niscemi è strategica per le comunicazioni con i sommergibili nucleari operanti nell’Oceano Atlantico, nel Mediterraneo, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano. L’installazione supporta inoltre le operazioni aeroterrestri e di supporto tattico della vicina base di Sigonella.
Trapani Birgi, base sorella di Sigonella
In Sicilia c’è una terza installazione che ha assunto le funzioni di avamposto NATO per la proiezione avanzata nei maggiori teatri di crisi e di conflitto contemporanei. Si tratta dello scalo aereo di Trapani Birgi, sede del Comando del 37° Stormo dell’Aeronautica italiana dotato di caccia multiruolo “Eurofighter Typhoon”, ma soprattutto base operativa avanzata degli aerei-radar Boeing E-3A “Sentry” AWACS nell’ambito del programma NATO Airborne Early Warning Force per la sorveglianza euro-mediterranea. La forza di pronto allarme aereo ha quartier generale a Geilenkirchen (Germania), mentre gli altri scali sorgono ad Oerland (Norvegia), Aktion (Grecia) e Konya (Turchia). Gli E-3A AWACS conducono un ampio raggio di missioni: il comando e il controllo dei cacciabombardieri durante le loro operazioni; il supporto anti-terrorismo, gli interventi di evacuazione di personale militare, ecc. (13).
Dopo alcune sporadiche apparizioni a Trapani nel corso degli ultimi anni, dal 18 dicembre 2025 i grandi aerei radar sono rischierati stabilmente nello scalo siciliano per concorrere alle operazioni di intelligence e sorveglianza nel Mar Nero e nel Mediterraneo orientale. Le missioni degli AWACS si sommano a quelle dei pattugliatori e dei droni che operano da Sigonella. La NATO Intelligence, Surveillance and Reconnaissance Force (NISRF) ha deciso infatti di utilizzare dal dicembre 2024 lo scalo di Trapani come base di supporto dei droni RQ-4D “Phoenix” del sistema AGS, il cui hub di comando – come abbiamo visto – (-) sorge a Sigonella. L’inclusione di questo scalo all’interno del dispositivo di intelligence e sorveglianza terrestre ha consentito il potenziamento delle attività di sorveglianza in tutte le regioni più critiche della NATO (14).
Agli AWACS e ai droni AGS si aggiungeranno presto anche i cacciabombardieri di quinta generazione F-35 “Lightning II”. Il Ministero della Difesa italiano ha avviato i lavori di ampliamento della base siciliana per realizzare entro il 2029 un Centro addestrativo dei piloti dei paesi che si sono dotati o intendono dotarsi degli F-35 (già una trentina, tra cui USA, Italia, Israele, Egitto, Turchia, Emirati Arabi, Qatar). A Trapani sarà inoltre attivata la terza base operativa per i “Lightning II” dell’Aeronautica italiana, dopo Amendola (Foggia) e Ghedi (Brescia). I lavori per il Pilot Training Center sono stati affidati alla holding Leonardo SpA e al colosso statunitense Lockheed Martin (15). Le due aziende contribuiranno ai pacchetti formativi dei top gun, fianco a fianco con l’Aeronautica Militare, riproducendo un modello pubblico-privato nel settore militare già sperimentato con tragici esiti negli USA e Israele. Prevedibili gli effetti devastanti dal punto di vista socio-economico ed ambientale che le attività addestrative avranno su buona parte del territorio e dello spazio aereo della Sicilia occidentale, del Tirreno e del Canale di Sicilia fino a Pantelleria (scalo di rischieramento avanzato degli F-35). Trapani Birgi ha già pagato un prezzo enorme dopo il suo utilizzo per le operazioni di bombardamento della Libia nel 2011: la lunga chiusura dello scalo agli aerei civili ha innescato una crisi che ha colpito irrimediabilmente il settore turistico-commerciale, contribuendo all’emorragia migratoria delle nuove generazioni di questa parte dell’Isola.
Israele di casa in Puglia
Se c’è una regione d’Italia che più di altre ha sacrificato il proprio territorio alle spericolate evoluzioni dei cacciabombardieri di quinta generazione prodotti da Lockheed Martin, questa è senza alcun dubbio la Puglia. La base di Amendola è stata la prima ad ospitare gli F-35 dell’Aeronautica, oggi operativi con il 32° Stormo. Lo scalo foggiano è stato anche il primo ad essere utilizzato per gli atterraggi ed i test della variante degli F-35 a decollo verticale, poi destinati ad operare dalla base di Grottaglie (Taranto) o ad essere imbarcati sulle unità da guerra della Marina. L’1 marzo 2002 ad Amendola è stato pure costituito il 28° Gruppo Velivoli Teleguidati per condurre le attività con i droni in quasi tutte le più importanti missioni internazionali dell’Aeronautica. L’esperienza maturata, anche in cooperazione con le forze armate israeliane, ha fatto sì che il governo italiano candidasse lo scalo quale sede per la formazione dei militari europei nella conduzione dei droni.
Così come Sigonella anche Amendola è stata utilizzata per il trasferimento di sistemi d’arma alle forze armate israeliane dopo l’avvio della campagna genocida a Gaza. Secondo un recente report dei Giovani Palestinesi d’Italia e The Weapon Watch, tra il novembre 2023 e il febbraio 2024 dalla base sono partite 4 spedizioni di componenti di aeromobili destinate alle industrie aerospaziali di Israele. I trasferimenti sono stati effettuati dalle compagnie ITA Airways ed EL AL, con destinazione la base di Nevatim, centro operativo e di addestramento dei caccia F-35I (16).
Israel connection anche per un’altra installazione pugliese, la base navale di Brindisi: a metà dicembre 2022, il Comando della Marina e la Brigata “San Marco” hanno ospitato per attività addestrative congiunte i vertici delle Depth Corps, il corpo d’élite che opera contro le milizie di Hamas e Hezbollah. I Depth Corps sono tra le unità più attive nei raid nella Striscia di Gaza e nel sud del Libano (17).
A fine settembre 2025, nell’ambito della maxi esercitazione aeronavale NATO Neptune Strike, la Brigata “San Marco” si è pure addestrata con le truppe da sbarco della Marina della Turchia. “Le attività a Brindisi hanno incluso incursioni anfibie ed elicotteristiche al fine di testare l’integrazione e la capacità di risposta di elementi navali e terrestri NATO in un ambiente multi-dominio”, riporta il Joint Force Command Naples. “Le unità sono sbarcate a Torre Cavallo e nelle isole Pedagne con i veicoli anfibi e piccole imbarcazioni veloci” (18).
Il Salento, area di incomparabile bellezza naturale e paesaggistica, si sta convertendo in un poligono addestrativo dei reparti di guerra dei paesi membri o partner della NATO. Anche i piloti della ricostituita aeronautica libica troveranno il modo di esercitarsi in questo territorio: il 25 marzo 2025, l’Aeronautica italiana e la Libyan Air Force hanno firmato un accordo tecnico per consentire ai top gun e agli istruttori di volo libici di partecipare ai corsi di addestramento alla guida dei cacciabombardieri presso il 61° Stormo di Galatina (Lecce).
Sotto il comando del 61° Stormo opera l’International Flight Training School (IFTS), un centro internazionale per l’addestramento al volo, frutto di un accordo del 2018 tra l’Aeronautica e Leonardo. La scuola di Galatina ha formato e brevettato più di 9.000 avieri appartenenti a 20 paesi, in particolare Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait e Singapore. Gli “allievi” volano a bordo dei caccia-addestratori T-346A, gli stessi venduti una quindicina di anni fa alle forze armate israeliane. Qualche mese fa sono giunti nella base salentina i primi nuovi velivoli T-345, anch’essi di produzione Leonardo, tecnologicamente più sofisticati (19). I salentini li vedono e li sentono sfrecciare in cielo giorno e notte, estate e inverno. Una presenza minacciosa, inquietante e insostenibile per un territorio già martoriato dal turismo selvaggio, dal petrolchimico di Brindisi e dai lavori del TAP, il gasdotto trans-adriatico proveniente dall’Azerbaigian.
Note
- https://shape.nato.int/news-releases/nato-mission-iraq-posture-adjusted
- https://jfcnaples.nato.int/page5714813
- https://jfcnaples.nato.int/newsroom/news/news-archive/2025/jfc-naples-celebrates-the-alumni-recognition-event
- https://jfcnaples.nato.int/page631257
- https://www.c6f.navy.mil/About-Us/
- https://www.navifor.usff.navy.mil/ncts-naples/
- https://www.notiziegeopolitiche.net/sigonella-m5s-denuncia-transito-caccia-usaf-armati-governo-chiarisca/
- https://pagineesteri.it/2026/03/14/medioriente/bombe-usa-sullisola-di-kharg-raid-dopo-missione-spia-da-sigonella/
- https://pagineesteri.it/2025/06/26/medioriente/le-attivita-di-intelligence-anti-iran-con-i-droni-usa-di-sigonella/
- https://www.lindipendente.online/2025/09/03/sicilia-mentre-salpa-la-global-flotilla-un-aereo-israeliano-transita-da-sigonella/
- https://www.itamilradar.com/2026/01/15/forte-crosses-central-europe-overnight-reconfirming-sigonellas-role-in-long-range-isr-coverage/
- https://ilfarosulmondo.it/guerra-nucleare-gli-ordini-passano-pure-da-sigonella/
- https://awacs.nato.int/organisation/roles-and-operations
- https://defence-industry.eu/nato-isr-force-expands-capabilities-with-first-live-diversion-to-trapani-air-base/
- https://www.stampalibera.it/2026/01/07/cacciabombardieri-nucleari-f-35-a-trapani-birgi-la-difesa-stanzia-oltre-100-milioni-di-euro/
- https://static1.squarespace.com/static/68f39f06eb2e2f1e3c961bee/t/69c3b61e4bbbaa3bce63ad3e/1774433822636/Made+in+Italy+per+l%E2%80%99Industria+del+Genocidio.pdf
- https://pagineesteri.it/2025/06/11/medioriente/cooperazione-militare-israele-italia-i-depth-corps-e-la-brigata-san-marco/
- https://jfcnaples.nato.int/newsroom/news/news-archive/2025/neptune-strike-253-strengthens-nato-maritime-response-capabilities
*Antonio Mazzeo è un insegnante e un attivista NoWar. Per Manifestolibri ha scritto il volume “E la Scuola va alla guerra. Inchiesta sulla militarizzazione”, pubblicato nel 2024.