Cambio climatico, disastro ecologico, agenda mondiale dei dominanti

Riccardo Petrella*

Chi è all’origine di cosa?

Oramai è quasi un mezzo secolo che l’opinione pubblica mondiale è stata sensibilizzata ai problemi dello sconvolgimento della vita della Terra in caso di proseguimento dell’obiettivo della crescita economica illimitata, predatrice delle risorse del Pianeta. Ricordiamo la Prima Conferenza internazionale dell’ONU sull’ambiente, Stoccolma, 1972 e il famoso Rapporto al Club di Roma, Limits to growth, (i limiti della crescita) sempre del 1972.

Da allora, senza esagerazione, ci sono state centinaia di conferenze internazionali e di vertici mondiali, migliaia di rapporti in tutte le lingue, di film, documentari, di video, di inchieste.

Non parliamo poi delle manifestazioni popolari con milioni di partecipanti ogni anno. Ciononostante, lo stato del mondo è peggiorato, perché?

Il cambio climatico si è accentuato, il disastro ecologico si è esteso ed aggravato. Il sistema politico ed economico imperante si è dimostrato completamente inaffidabile, ed ha prodotto unicamente un enorme mucchio di promesse ed impegni non mantenuti, incapace di risolvere i problemi da esso creati nell’interesse di tutti gli abitanti della Terra.

Il fatto è che i gruppi sociali dominanti sono bravissimi a generare crisi e convulsioni ma non vogliono adottare le misure necessarie per un cambio strutturale. Vogliono solo assicurare e conservare i loro interessi ed i loro dominio. La vita di miliardi di persone e delle altre specie viventi non fa parte delle loro priorità, della loro agenda mondiale.

Ho dato alla presente nota un titolo centrato su tre concetti – cambio climatico, disastro economico, agenda mondiale – perché in questi tre concetti c’è la spiegazione, tra le altre, del perché lo stato del mondo si è aggravato e continuerà ad aggravarsi in assenza di un capovolgimento radicale.

Due grandi mistificazioni. Un responsabile principale

Per decenni, i dominanti hanno tentato di negare che la crescita economica da loro imposta come obiettivo primario mondiale fosse all’origine dei problemi della non-sostenibilità (economica, sociale, ambientale e politica) della vita del nostro mondo. Davanti alla realtà che li smentiva sono giunti, a partire dagli anni ’90 a parlare di “cambio climatico “. Lo hanno fatto cercando di fare credere che esso era all’origine dei principali problemi, sempre più gravi, soprattutto del disastro ecologico, e che le varie “crisi” ecologiche sarebbero state risolte attraverso la riduzione dell’emissione di gas a effetto serra grazie alla creazione dei mercati delle emissioni. Hanno così operato una grande mistificazione mettendo alla radice dei problemi il cambio climatico presentato, peraltro, come un avvenimento della natura e ridotto ad un problema di migliore uso delle risorse energetiche del pianeta.

È proprio l’inverso: il cambio climatico è il risultato del disastro ecologico causato dalle azioni sistematiche di rapina, di predazione, di uso sragionevole e della gestione fallimentare delle risorse materiali ed immateriali disponibili. Il disastro ecologico è il prodotto dell’operato umano.

Beninteso, i dominanti hanno compiuto , in proposito, una seconda grande mistificazione , attribuendo la causa a principale del disastro, da loro chiamato “crisi” (crisi energetica, crisi agroalimentare, crisi idrica, crisi sanitaria…) agli ostacoli posti all’innovazione tecnologica (biotecnologie, digitalizzazione planetaria), alla libertà della finanza globale, all’insufficiente ed inadeguata applicazione dei principi della governance economica mondiale secondo l’agenda da loro stabilita. Da qui, la riduzione dei problemi a una questione di transizione, concetto divenuto il punto centrale dell’agenda politica mondiale.

La risposta risolutiva data dai dominanti è in termini di una duplice strategia: la strategia della mitigazione così come gli effetti delle varie crisi date così come inevitabili e, per conseguenza, la strategia dell’adattamento a situazioni di esistenza più difficili, instabili.

Da una ventina di anni, il circolo vizioso dell’incoerenza mistificatrice è chiuso dai dominanti con l’imposizione della strategia della resilienza come leva di superamento delle crisi. La resilienza significa concretamente avere simultaneamente una forte capacità d’innovazione tecnica e risorse finanziarie. Il che si traduce nell’inevitabilità che la resilienza sarà destinata a essere il privilegio dei pochi. Ciò basterà, a loro avviso, a mantenere la crescita dell’economia di mercato detta sociale ed ecologica come l’obiettivo principale dell’agenda mondiale al di là del 2030.

Il caso dello sviluppo sostenibile

Il caso dello sviluppo sostenibile illustra bene quanto sopra descritto. All’origine, lo sviluppo sostenibile era stato concepito e promosso in opposizione al modello della crescita economica accusato, a giusto titolo, di essere insostenibile. Il mondo del business e della finanza si oppose con forza. Accettò di considerarlo come parte integrante dell’agenda mondiale solo nel 1987 allorché riuscì a fare accettare, in occasione della conferenza dell’ONU sul rapporto sulla sostenibilità della Commissione Brundtland, un “compromesso” mistificatore: l’ONU non approvava formalmente il rapporto Brundtland ed affermava che l’obiettivo fondamentale dell’agenda mondiale restava la crescita economica e che lo sviluppo sostenibile era una condizione necessaria per la crescita economia. Da obiettivo innovativo e positivo, lo sviluppo sostenibile è stato ridotto a strumento al servizio della crescita economica.

Questa vittoria del mondo del business e della finanza non è stata senza conseguenze. Nel 1990, è stato approvato il principio, fino allora respinto per motivi anche etico-sociali, della brevettabilità privata del vivente (microbi, piante, animali, esseri umani). Da allora il mondo del vivente è diventato proprietà privata di gruppi d’interesse economico grazie alla concessione di 60.000 brevetti (dati del 2020) sugli organismi viventi cui si devono aggiungere altri 60.000 e più brevetti sull’intelligenza artificiale. I proprietari effettivi della vita, e quindi della politica della vita, sono le imprese detentrici dei brevetti.

Nel 1992, in preparazione del Primo Vertice Mondiale della Terra, l’ONU ha dichiarato che l’acqua non era più un bene sociale comune, ma un bene economico sottomesso alle regole ed ai meccanismi di mercato. Dieci anni dopo, nel 2012, al Terzo Vertice Mondiale della Terra, gli Stati hanno accettato il principio della monetizzazione della natura. Nel dicembre 2020, la Borsa di Chicago apre le prime transazioni speculative sull’acqua trasformandola in un bene finanziario. Nell’ottobre 2021, la Borsa di New York crea una nuova classe di beni finanziari, i Natural Assets, gestiti da una nuova categoria di imprese operanti in Borsa, le NAC, in applicazione del principio della monetizzazione generale della natura.

Nel frattempo, gli stati hanno perso la sovranità monetaria e la stragrande maggioranza dei beni e dei servizi essenziali per la vita sono stati mercificati, privatizzati ed affidati alla gestione di grandi imprese mondiali quotate in Borsa.

Sono possibili altri cammini?

Certo, eccone alcuni rapidamente abbozzati.

I beni (e servizi) essenziali, non-sostituibili per la vita (quali l’acqua, l’energia solare, l’aria, i semi, la salute, il suolo urbano, la conoscenza) devono essere dei BCPM (Beni Comuni Pubbli- ci Mondiali) sotto la responsabilità diretta delle collettività umane e delle istituzioni pubbliche governate dai rappresentanti eletti dei cittadini. A tal fine è urgente ed indispensabile abolire i brevetti sul vivente e sull’intelligenza artificiale e abbandonare ogni forma di evidente o velata privatizzazione della vita. Il valore della vita non è il prezzo e non ha prezzo. La conoscenza è un bene comune pubblico mondiale. Essa non deve fare oggetto di appropriazione privata a scopi di lucro.

È necessario ripubblicizzare l’università e liberare l’educazione dalla subordinazione agli obiettivi di formazione delle risorse umane al servizio della produttività, competitività e redditività delle grandi imprese mondiali dei paesi del “Nord”.

Il governo della vita, dal livello locale a quello mondiale, deve essere pubblico, fuori mercato e fuori dal dominio della finanza privata, sotto il controllo e la partecipazione diretta dei cittadini. L’autogestione decentralizzata, diversificata e condivisa nell’interesse di tutti è possibile solo al di fuori della proprietà privata. Inoltre, occorre abbandonare l’applicazione del principio dell’accesso equo a prezzo abbordabile ai beni ed ai servizi essenziali per la vita. Occorre riaffermare la priorità dei diritti universali ed alla vita senza alcuna subordinata.

Quanto sopra sarà impossibile di realizzare fintantoché non si mette fuori legge la finanza attuale, essenzialmente predatrice e criminale. Eliminazione dei paradisi fiscali, arresto del predominio dei prodotti derivati e della finanza “al milionesimo di secondo”. Interdizione della creazione di gigantesche imprese finanziarie mondiali quali il fondo d’investimento privato Black Rock, terza potenza finanziaria mondiale dopo gli Stati Uniti e la Cina.

Interdizione difinanziamento delle operazioni di accaparramento di terre e delle risorse idriche del pianeta da parte di soggetti economici dei paesi del “Nord”, creazione di un Comitato Mondiale dei cittadini per la Sicurezza dei beni e servizi comuni pubblici mondiali.

Queste sono alcune delle indicazioni presenti nell’Altra Agenda. Il nostro obiettivo è quello di diffonderne i contenuti perché solo un movimento mondiale che abbia una propria piattaforma, dei propri obiettivi chiari – in altre parole una propria Agenda – potrà contrastare con efficacia i potentati economici e politici che stanno portando la terra alla rovina. La sacrosanta lotta di opposizione a ogni malefatta delle multinazionali può assumere una efficacia generale proprio se in grado di avanzare, contemporaneamente, le proposte su come organizzare diversamente il mondo, le relazioni sociali.


* Riccardo Petrella è Professore emerito dell’Università Cattolica di Lovanio (B). Tra il 1980 ed il 1994 è stato direttore del programma FAST (Forecasting and Assessment in Science and Technology) in seno alla Commissione europea a Bruxelles)


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