Giulio Alfredo Maccacaro: né sull’uomo né per l’uomo, ma una scienza con l’uomo

Piergiorgio Duca*

La non neutralità della scienza

“… su questo problema il mio pensiero è evoluto nel tempo; soprattutto per quanto riguarda la neutralità assiologica della metodologia biometrica applicata alla sperimentazione sull’uomo. Ricordo di avere rappresentato questa neutralità affermando che all’interno di un ambito positivo di eticità è etico sperimentare con il maggiore rigore biometrico. Ricordo di aver ritenuto che il rigore etico e il rigore metodologico sono ortogonali, cioè possono darsi l’uno o l’altro o entrambi o nessuno. Ricordo di aver pensato che l’etica sia una cosa semplice e la biometria una cosa complessa: e che basti raccomandare la prima a coloro cui si insegna la seconda. Ma il problema non era e non è questo: non era e non è nessuno di questi.

Il problema è capire quale posizione occupi la biometria nell’evoluzione delle scienze sviluppate dall’uomo, in quanto soggetto, e quale ruolo tenga nello studio scientifico dell’uomo, in quanto oggetto.

“… Il problema della soggettivazione dello sperimentato, cioè del recupero di un rapporto dialettico nella sperimentazione sull’uomo, è, dunque, un problema biometrico non risolto”.

(in Biometria, a cura di F. Salvi e B. Chiandotto, Piccin editore, 1978, Introduzione)

“L’unico modo di autenticare la scienza è che questa corrisponda all’interesse dell’uomo: l’uomo individuale e l’uomo collettivo. Non può, quindi, la scienza, operare mai contro l’uomo.

Nel momento in cui la necessità scientifica diventa una necessità disumana, la scienza si ferma.”

(da AZ: un fatto come e perché, trasmissione televisiva di RAI 3 condotta da E. Mastrostefano, con la presenza di S. Garattini, D. Zampieri, C.A. Jemolo, C. Sirtori ed il presidente di Farmindustria sul tema: Etica e sperimentazione nell’uomo, 1972).

Cenni biografici

Giulio Alfredo Maccacaro, nato a Codogno nel 1924 e morto a Milano nel 1977, ha lasciato una traccia indelebile in coloro che hanno avuto modo di collaborare con lui. Nel 1966 fu chiamato dall’Università di Milano a costituire e dirigere l’Istituto di Biometria e Statistica Medica della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Dal 1960 aveva costituito il “Gruppo di Monluè”, ricercatori che si affermeranno nell’ambito della statistica medica da lui promossa, in Italia, anche ricoprendo l’incarico di Segretario della Biometric Society, Regione italiana (1962 – 71), e di Presidente (1976), dopo una permanenza di due anni da laureato in Medicina (1948, Università di Pavia) in Inghilterra presso l’istituto diretto dal Prof. Ronald Aylmer Fisher, padre della biostatistica moderna.

Calcolo elettronico e medicina

Nell’istituto di Biometria riversò tutte le sue energie, promuovendo l’applicazione del calcolo elettronico alla medicina, preconizzandone l’estensione delle applicazioni alla medicina clinica e territoriale, riconoscendone anche le criticità ed editando la rivista “ABDCE” (“Applicazioni Biomediche del Calcolo Elettronico”).

Scienziato critico

Come scienziato visse direttamente l’esperienza di ricerca nel settore della Biologia e Genetica Molecolare, prevedendo sviluppi e rischi del passaggio da una Biologia di scoperta ad una Biologia di invenzione. Illuminante è la prolusione dell’anno accademico 1965-66, tenuta presso l’Università di Sassari:

Questi tre grandi interrogativi: come è nata la vita? Come vive la vita? Come evolve la vita? Parevano a me studente, meno di vent’anni fa, così sgomentanti nella semplicità della loro enunciazione e nella vastità della loro portata, da ritenere che qualsiasi possibilità di risposta fosse troppo oltre i traguardi della mia generazione. Proprio in quei giorni, invece, stava nascendo quella ‘nuova biologia’ di cui oggi ho il privilegio di parlare e nella cui corrente ho avuto la fortuna di condurre le mie personali ricerche. Io ne daterei la nascita – se un’operazione del genere ha qualche senso – tra il 1945, che con la liberazione dell’energia nucleare vedeva concludersi, terribilmente, il grande quarantennio della fisica moderna, ed il 1946 che annunciava da Cold Spring Harbour l’incontro di tre tra le linee più moderne della biologia: genetica, biochimica e microbiologia, in quella che si chiamò, appunto, ‘genetica biochimica dei microorganismi’. Sembrava dovesse essere un’ulteriore, estrema, angusta specializzazione: era invece – come tutti ormai riconoscono – l’inizio di un nuovo corso degli studi naturalistici, in cui ogni altra disciplina avrebbe prontamente dato il suo contributo di esperienze e di idee.

[…] Miei cari studenti, la contemporanea coerente risposta ai tre grandi problemi individuati e insoluti dalla biologia illuminista, da quella romantica e da quella materialista, questa risposta tuttora inconclusa ed incerta ma sicuramente acquisita alle possibili conquiste della ragione inaugura – soprattutto per voi – non soltanto una nuova biologia ma un nuovo rapporto tra la biologia e l’uomo. […] forse, oggi, le reazioni soggettive alla nuova biologia possono assumere la forma ‘in qualche individuo, di un senso gioioso, strettamente individuale, di liberazione dalle catene di una antica superstizione; in altri di un senso doloroso di perdita, l’esperienza incomunicabile di sentirsi soli in un universo ostile.’ Tra i primi si ascrive chi avverte che soltanto due momenti da che esiste la Terra sono paragonabili a quello che noi stiamo vivendo: l’uno, databile a più di duemila milioni di anni fa, è quello in cui nasce, quale macromolecola, l’alfabeto della vita in un pianeta sino allora a biotico; l’altro, databile a quattromila anni fa, è quello in cui la specie più evoluta inventa l’alfabeto della sua intelligenza e con esso la Storia. Di un terzo grande evento noi abbiamo il privilegio di essere contemporanei: la trascrizione dell’alfabeto della vita nei simboli dell’alfabeto dell’uomo.

Negli anni a venire l’importanza di tale evento – ben superiore a quella della trasformazione della materia in energia – si manifesterà in tutte le sue implicazioni che saranno felici o spaventevoli secondo come noi le avremo volute. Perché una biologia di scoperta mentre diventa una biologia di invenzione e di scelta cessa di essere soltanto un problema per la scienza dei biologi e diventa una responsabilità per la coscienza degli uomini, di tutti gli uomini. Parole come queste erano state dette alcuni decenni or sono per la nuova fisica, ma non furono ascoltate: così ci è stato dato il governo dell’energia nucleare quando eravamo del tutto impreparati ad esercitarlo e così siamo tuttora incapaci di evitare che esso gravi come un incubo sull’avvenire dei nostrifigli. Parole come queste vanno dette oggi, quando sta per essere dato all’uomo un governo anche più splendido e terribile: quello della sua evoluzione. Egli non lo avrà meritato se ne farà soltanto pretesto di superbia, strumento di potenza, barriera di segregazione, se non avrà preparato al suo avvento una società giusta, tollerante e fraterna, se – soprattutto – non avrà capito che la scienza, qualsiasi scienza, ha un unico scopo, un unico valore, un’unica dignità: alleviare all’uomo la fatica di essere migliore”.

Critica alla medicina, alla ricerca clinica, alla formazione medica

Il nome di Maccacaro è legato soprattutto alla sua personalità, impegnata nella disamina di ciò che fa della professione medica e della ricerca clinica uno strumento del potere nella relazione fra medico e malato, in quella fra corporazione medica e società, nella impostazione di una ricerca subordinata agli interessi di classe. Particolarmente attivo nel segnalare a medici e studenti le vie per l’instaurazione, nella ricerca, di un rapporto da soggetto a soggetto e nell’indicare a pazienti e cittadini, lavoratori anzitutto, le strade per l’instaurazione di un rapporto di nuova committenza, per una ricerca da condurre non più sull’uomo ma con l’uomo, impegnato ad approfondire modi, strumenti, metodi della partecipazione democratica fondamento di vera prevenzione nei luoghi di lavoro e di vita.

Attività pubblicistica

La sua attività pubblicistica fu impegnata a costituire un punto di riferimento per il rinnovamento della medicina, nella ricerca e nella formazione. Grande impegno profuse nel rinnovare la storica (1935) rivista italiana di divulgazione scientifica “Sapere”, che sotto la sua direzione (1974 – 1977) divenne centro di dibattito e sperimentazione del rinnovamento della cultura scientifica nel nostro paese, mettendo a confronto scienza tradizionale e conoscenze operaie che emergevano dall’impegno quotidiano nella produzione industriale e nella lotta sociale alla nocività del lavoro e alla distruzione del territorio.

Promosse e curò per Feltrinelli la Collana Medicina e Potere, per la quale assicurò la traduzione del libro di A.L. Cochrane, Effectiveness and Efficiency, da cui prenderà avvio la Medicina delle Prove di Efficacia; del libro di I. Illich, Nemesi Medica, con la preoccupazione espressa per la deriva verso la medicalizzazione di disagio, malessere, sofferenza generati dall’organizzazione della società e del lavoro iniqua ed orientata alla massimizzazione del profitto; del libro di M.H. Pappworth, Cavie umane, che sottolinea come non dalla buona volontà dei ricercatori si debba aspettare l’affermazione di una visione etica centrata sul paziente, ma dall’impegno critico di quanti, operando nel campo della ricerca, maturino la coscienza di essere valori in sé e si affermino come antagonisti all’asservimento al libero mercato della salute dell’uomo, intesa come merce.

Nel 1976, poco prima della morte, fonda la rivista “Epidemiologia e Prevenzione”, laboratorio nel quale dall’incontro di diverse culture, professionalità, interessi, si doveva realizzare il rinnovamento teoretico e metodologico della ricerca medica di base, clinica ed epidemiologica, finalizzata alla prevenzione.

Per una nuova scienza: non sull’uomo, non per l’uomo, ma con l’uomo

Per la nuova serie della rivista “Sapere”, Maccacaro scrive:

L’iniziativa si concentra su un solo tema: scienza e potere. Il potere costituito dal capitale e il potere rivendicato dal lavoro. La scienza come fattore di moltiplicazione del primo e come fattore di liberazione del secondo: dunque non opera di divulgazione della scienza ma opera scientifica, cioè fondata sull’analisi dell’esperienza delle masse, di propaganda delle sue contraddizioni, come la percepiscono dall’interno gli operatori del settore, ma soprattutto come la vivono, oggettivamente e soggettivamente, quelli che, ‘esterni’, dal settore vengono lavorati. Far parlare chi di scienza muore e chi, sapendolo o no, di scienza fa morire. Riscoprire il primato politico della lotta dei primi, che sola si può porre come momento unificante per la liberazione dei secondi.

La lezione di un maestro

Nel 1976 contribuisce alla nascita di Medicina Democratica, movimento di lotta per la salute. Come sostiene Maria Luisa Clementi, nella sua tesi su Maccacaro pubblicata da Medicina Democratica:

“Non è possibile in Maccacaro disgiungere rigore metodologico, intelligenza scientifica, onestà intellettuale e impegno civile, senza negare la sua lezione. A nessuno verrebbe da disaggregare dal suo impegno civile l’impegno culturale e scientifico di un filosofo, un letterato, un umanista, mentre questo si fa nel caso dello scienziato, cui si concede al più di filosofare a fine carriera, quando ogni critica è depotenziata. Maccacaro è scienziato che coniuga, fin dall’inizio della sua attività, ricerca e critica e per questo è da molti considerato un Maestro, non un tardivo e scarsamente efficace Filosofo, ma un Professore Universitario, se all’Università si riconosce lo status di luogo nel quale, in perfetta libertà intellettuale e in cosciente responsabilità civile, si realizza il passaggio delle conoscenze, alimentate anche dalla ricerca attiva, da una generazione alla successiva.”

CONCLUSIONE

Questo il riconoscimento tributato dai lavoratori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che ospitò per anni l’Istituto di Biometria, alla morte di Maccacaro:

“Sabato mattina, a seguito di infarto, è morto il Prof. Giulio Maccacaro! Uomo di grande cultura e scienza, non utilizzò la posizione di docente presso l’Istituto di Biometria per conquistare facili privilegi. Mise invece la Sua grande intelligenza e conoscenza scientifica al servizio dell’interesse di tutti i lavoratori. Il Suo impegno sociale gli costò tempo, energie, denaro, che con estremo disinteresse metteva al servizio di iniziative sociali come l’impegno per la Medicina Sociale e Preventiva e la fondazione di autorevoli riviste. I lavoratori e le lavoratrici democratici Lo ricordano commossi e orgogliosi che un Uomo simile abbia scelto di stare con loro”.


Bibliografia
  1. Giovanni Berlinguer, Giorgio Bert, Albano Del Favero, Massimo Gaglio, Giulio A. Maccacaro. Per una medicina da rinnovare. Scritti 1966 – 1976, Giangiacomo Feltrinelli Editore – Collana Medicina e Potere, 1979 [Fuori catalogo].
  2. Maria Luisa Clementi, L’ impegno di Giulio A. Maccacaro per una nuova medicina (Presentazione di Giorgio Cosmacini), Edizioni Medicina Democratica, 1997.
  3. Enzo Ferrara (a cura di), L’umanità di uno scienziato. Antologia di Giulio Alfredo Maccacaro, Edizioni dell’Asino, 2010.

* Piergiorgio Duca si è laureato in medicina nel 1973 con una tesi sull’esperienza di ricerca del Gruppo di Prevenzione e Igiene Ambientale del CdF Montedison – Castellanza (Relatore Prof. G.A. Maccacaro), si è specializzato in Medicina del Lavoro e in Statistica Medica, e ha lavorato fino al 2008 presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano come docente di statistica medica. Si è occupato di indagini in ambiente di lavoro, applicazione di metodi statistici alla ricerca clinica, valutazione critica e metanalisi di studi di accuratezza diagnostica (Cochrane Collaboration).


Foto da fondazionefeltrinelli.it

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