La libertà è ancora lontana
Vijay Prashad*
In occasione del vertice della Organizzazione di Cooperazione di Shanghai (Shanghai Cooperation Organisation, SCO), tenutosi a Tianjin il 31 agosto e il 1 settembre, il premier cinese Xi Jinping ha presentato la Global Governance Initiative (GGI) per avviare un nuovo dibattito globale sull’ordine internazionale. In seno agli organismi delle Nazioni Unite questi dibattiti sono in corso da un quarto di secolo, ma non hanno fatto grandi progressi. Esiste un consenso diffuso sul fatto che l’ordine mondiale sia frammentato, se non addirittura compromesso, ma non esiste uno spazio omogeneo per un dialogo volto ad affrontare e risolvere il problema di un ordine politico ed economico mondiale così ineguale.
Il Nord Globale – in gran parte gli Stati Uniti e i loro alleati europei – si è rifiutato di consentire una qualsiasi riconsiderazione dell’ordine globale dal momento che questo blocco ha tratto beneficio dall’attuale stato di fatto (che ora chiamano “ordine internazionale basato sulle regole”, in realtà regole che loro stessi hanno scritto e da cui traggono vantaggio). Ecco perché sono state avanzate numerose richieste di democratizzazione della governance globale provenienti – non da Washington o Bruxelles – ma da Pechino, Nuova Delhi e Brasilia. La Global Governance Initiative è un’altra di queste iniziative.
Ci troviamo in un interessante punto di svolta nella storia mondiale. Il Nord Globale – guidato dagli Stati Uniti – ha visto il proprio potere sulla scena mondiale ridursi a causa di quella che denominiamo la “Terza Grande Depressione”, eppure continua a usare le sue due principali forme di potere (con il controllo dell’informazione e con il ricorso alla guerra) per infliggere sofferenza al mondo. Piuttosto che consentire la democratizzazione dell’ordine mondiale, mentre nel Sud Globale si diffonde un nuovo clima, gli Stati Uniti preferiscono imporre al mondo una Nuova Guerra Fredda.
La Terza Grande Depressione
Con la caduta dell’Urss e del sistema statale comunista nell’Europa dell’Est, gli Stati Uniti hanno iniziato a configurarsi quale leader supremo del mondo, con gli Stati europei come alleati subordinati. Tuttavia, questa unipolarità non è mai stata una realtà, perché diversi Stati del Sud Globale del mondo si sono rifiutati di accettare questo assetto (e gli Stati Uniti hanno iniziato a definire questi Stati “Stati canaglia”). Gli Stati Uniti, ciononostante, hanno esteso il proprio potere sia economicamente che politicamente. In termini economici, gli Stati Uniti hanno portato avanti un programma in due direzioni.
Neoliberismo: privatizzare le funzioni statali, consentire ai proprietari di essere esentati dagli obblighi fiscali e di conservare il proprio denaro sul territorio nazionale, nonché mercificare ampi settori della vita umana. Il Programma di Aggiustamento Strutturale del Fondo Monetario Internazionale degli anni Ottanta aveva già avviato questo processo di adeguamento neoliberista nel Terzo Mondo, con politiche poi reintrodotte negli Stati occidentali.
Globalizzazione: esternalizzare l’industria in aree dove si presumeva che i salari sarebbero rimasti bassi perché ai lavoratori non sarebbe stato permesso di organizzarsi sindacalmente e perché i governi del Sud Globale sarebbero stati indeboliti dal Fondo Monetario Internazionale fino a renderli politicamente asserviti. La costituzione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC o WTO) nel 1994 aveva lo scopo di gestire questo processo di globalizzazione.
L’esaurimento dei bilanci pubblici e l’incremento modesto dei salari medi nel Nord Globale hanno creato un semplice problema matematico: l’arroganza degli Stati Uniti ha alimentato le aspettative della popolazione riguardo al proprio tenore di vita, ma i bassi redditi nel Paese hanno impedito la realizzazione di tali aspirazioni. Per colmare il divario, le banche statunitensi hanno concesso crediti insostenibili. Questa debolezza fiscale è stata finanziata dalla vendita di titoli del Tesoro a investitori stranieri, comprese le banche cinesi, le quali avevano iniziato ad accumulare surplus grazie all’esportazione di merci negli Stati Uniti. Così, le aziende cinesi hanno fornito beni a basso costo alla classe media statunitense, che li ha pagati con crediti in parte presi in prestito dalle banche cinesi. Si trattava di una situazione del tutto insostenibile, situazione che ha iniziato a incrinarsi nel 2006 e nel 2007 con il crollo prima dei mutui immobiliari mal finanziati e poi delle banche eccessivamente indebitate. La ripresa dalla crisi creditizia è avvenuta grazie a un massiccio afflusso di denaro sostenuto dallo Stato, ma questa ripresa non ha portato ad alcun cambiamento economico fondamentale. I tassi di crescita in tutto il Nord Globale sono rimasti estremamente bassi (vicini allo zero), ulteriormente messi a dura prova dalla pandemia da Covid 19 e dalla guerra in Ucraina.
Il periodo a partire dal 2007 lo denominiamo la Terza Grande Depressione. I cicli economici sono una caratteristica intrinseca del capitalismo e di solito sfociano in una recessione di breve durata, al termine della quale le forze di mercato, con un certo appoggio da parte delle politiche economiche governative, danno generalmente avvio a un nuovo ciclo di espansione. Non è così per le grandi depressioni, che durano per un periodo molto più lungo (almeno un decennio, se non diversi decenni), hanno necessariamente carattere internazionale e richiedono una profonda ristrutturazione delle sfere economica, politica e persino ideologica e militare per risolvere le contraddizioni che hanno dato origine a quei profondi sconvolgimenti. Le grandi depressioni non si sono verificate nel corso dell’intera storia del capitalismo. Sono piuttosto il prodotto di un particolare stadio storico nello sviluppo del modo di produzione capitalistico. Si può quindi affermare senza esitazione che, con il progredire del capitalismo, le crisi economiche diventano sempre più gravi e durature. Le prime due sono state la Lunga Depressione (1873-1896) e la Grande Depressione (1929-1948), e ora ci troviamo nel periodo che denominiamo la Terza Grande Depressione.
Nuovo clima nel Sud Globale
Con il crollo del sistema creditizio nel Nord Globale nel 2007, i governi dei grandi Stati del Sud Globale hanno iniziato a rivalutare il proprio ruolo di esportatori verso il Nord Globale. Le economie di paesi come la Cina e l’India erano state orientate verso i mercati dell’Atlantico settentrionale, che non sembravano più avere la domanda per tali beni. Fu a questo punto che si verificò una riconsiderazione fondamentale dell’ordine economico mondiale nordcentrico e un appello entro questi Stati ad aumentare il commercio Sud-Sud. Il primo segnale di questo cambiamento fu la convocazione di un meeting delle cosiddette “locomotive del Sud” – Brasile, Cina, India, Russia e Sudafrica – che nel 2009 si definirono Brics. La creazione del gruppo Brics era volta principalmente a facilitare un maggiore scambio commerciale tra i suoi membri piuttosto che a sfidare direttamente il sistema politico globale.
Il gruppo Brics è maturato di anno in anno, rafforzando la fiducia nella capacità di questi Stati del Sud del mondo di creare istituzioni – come la Nuova Banca di Sviluppo (New Development Bank) o la Banca Brics – per promuovere una maggiore integrazione commerciale in tutto il Sud Globale. L’aumento degli scambi commerciali all’interno del Sud è stato determinante nei quindici anni successivi alla crisi creditizia nel Nord del mondo, passando da 2.300 miliardi di dollari (2007) a 5.600 miliardi di dollari (2023), secondo la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (Unctad). Questo commercio Sud-Sud supera di gran lunga il commercio Nord-Nord e il commercio Nord-Sud.
Il riorientamento del regime commerciale dall’asse Sud-Nord verso quello Sud-Sud è stato favorito da parecchi fattori: in primo luogo, l’intensificarsi dei tentativi della Cina di creare nuovi mercati attraverso la Belt and Road Iniziative o Nuova Via della Seta (2013); in secondo luogo, l’emergere di una sollecitazione a costruire mercati regionali nel corso della pandemia da Covid 19; in terzo luogo, la necessità di creare nuovi accordi monetari per la riconciliazione commerciale a causa del crescente ricorso degli Stati Uniti alle sanzioni contro i paesi del Sud Globale; e in quarto luogo, l’importanza di nuove fonti di finanziamento man mano che i mercati del credito del Nord Globale si prosciugavano e le restrizioni del Fmi cominciavano a scontrarsi con la necessità di risolvere i problemi di base della vita nelle nazioni più povere. Gradualmente, il volume degli scambi commerciali Sud-Sud è aumentato al punto da consolidare la fiducia dei paesi del Sud in questo tipo di commercio rispetto alla necessità di esportare verso il Nord Globale. I mercati del Nord non apparivano più attraenti come lo erano stati nel primo decennio successivo al crollo dell’Urss.
Il regime commerciale tra i paesi del Sud ha creato nuove condizioni concrete per l’esercizio della sovranità nei confronti del Nord Globale. Ciò è stato messo alla prova sia durante la guerra in Ucraina sia durante il genocidio israeliano contro Gaza. Il Nord Globale ha insistito affinché le nazioni più povere condannassero la Russia e difendessero Israele, ma in entrambi i casi ampi settori del Sud Globale – in modo insolito – si sono rifiutati di farsi intimidire da Washington e Bruxelles. Questo è ciò che chiamiamo il “nuovo clima nel Sud Globale”. Non si tratta semplicemente di uno stato d’animo generato da convenienza politica, ma di uno stato d’animo reso possibile dalle nuove condizioni materiali di relativa indipendenza dai mercati obbligazionari e dai creditori occidentali.
Con l’aumento della capacità tecnologica di paesi come la Cina, la necessità di ricorrere alla Silicon Valley o alla Germania per ottenere input tecnologici non è più così pressante per il Sud Globale. Il Forum sulla Cooperazione Cina-Africa (istituito nel 2000), al vertice del 2015, ha assunto la posizione unica di mettere al centro l’industrializzazione dell’Africa. Questa promessa è stata seguita da accordi per il trasferimento di tecnologia e di finanziamenti a tassi agevolati (compresi 5 miliardi di dollari in denaro gratuito). Al vertice del 2018 di questo Forum, Xi Jinping ha delineato i Cinque No: 1. Non interferenza nei piani di sviluppo. 2. Non interferenza negli affari interni. 3. Nessuna imposizione della volontà della Cina. 4. Nessuna condizione politica per gli aiuti esteri. 5. Nessun interesse cinese per gli investimenti e i finanziamenti. Ciò è ben lontano dal Programma di Aggiustamento Strutturale del Fmi e dai suoi altri pacchetti, che pur avendo nomi diversi presentano condizioni simili.
La maggior parte del Sud Globale comprende che questo “nuovo clima” rappresenta semplicemente l’inizio di un nuovo periodo e non è di per sé indicativo di una nuova struttura delle relazioni globali. Siamo agli albori di questo “nuovo clima”, motivo per cui idee di multipolarità e simili sono premature.
Nuova Guerra Fredda
Incapace di contrastare l’emergere del Sud come grande forza economica, il Nord Globale ha fatto ricorso alle sue due principali risorse di potere per affermarsi: il controllo dell’informazione e il ricorso alla guerra. È attraverso questi meccanismi che gli Stati Uniti e i loro alleati hanno dato il via a una Nuova Guerra Fredda contro i loro “rivali quasi alla pari”, come la Russia e la Cina. I tentativi di indebolire entrambi i paesi – utilizzando l’Ucraina e Taiwan per provocare conflitti – hanno avuto successo solo in parte perché questi due paesi – Russia e Cina – nell’ultimo decennio hanno rafforzato le loro relazioni.
La celebrazione a Pechino dell’80° anniversario della sconfitta del fascismo, con il russo Vladimir Putin e il cinese Xi fianco a fianco, è una testimonianza di questa amicizia che unisce l’Eurasia. Le dure tariffe imposte dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump all’India per indurla a cessare l’acquisto di petrolio russo hanno spinto Narendra Modi a partecipare alla riunione della Sco a Tianjin e a incontrare sia Xi che Putin. Se le tensioni tra Cina e India dovessero diminuire, ciò non farebbe che rafforzare il processo di regionalismo in Eurasia attraverso la Sco – il raggruppamento che rappresenta metà della popolazione mondiale.
Con il crollo dell’Urss, gli Stati Uniti hanno creduto di poter usare la propria forza militare per sottomettere qualunque “Stato canaglia”. Ciò ha comportato una guerra dopo l’altra, dall’Afghanistan all’Iraq e poi all’America Latina, per costringere gli avversari a sottomettersi all’autorità statunitense. L’eccessiva espansione dell’esercito statunitense (oggi distribuito in oltre 900 basi all’estero) e la sua incapacità di sconfiggere i talebani in Afghanistan hanno dimostrato che è debole e si sta indebolendo ulteriormente. L’esercito statunitense può distruggere qualsiasi paese, ma non può governarli.
La protesta contro le basi militari francesi nella regione africana del Sahel si affianca a questa fondamentale dimostrazione di debolezza degli Stati Uniti. Il fatto che gli europei abbiano deciso di abbandonare il welfare e lo stato sociale a favore della guerra e di sostenere il progetto militare statunitense è un segno del disorientamento europeo di fronte ai cambiamenti nell’ordine mondiale. Gli Stati Uniti e l’Europa possono seminare il caos in tutto il mondo, ma non possono costringere il mondo a sottomettersi. La borghesia del Nord Globale è diventata totalmente decadente, senza alcun progetto proprio per soddisfare i bisogni del proprio popolo o del mondo, ma solo una retorica stantia (“ordine internazionale basato su regole”), incoerente. Allo stesso tempo, questa borghesia del Nord Globale è diventata pericolosa, disposta a usare la forza militare e persino a sanzionare e a sostenere un genocidio per rimanere al potere. Definiamo questa situazione “iperimperialismo”, nella quale la borghesia del Nord Globale è disposta a mentire e a bombardare pur di rimanere al potere.
Il Sud Globale rifiuta in linea di massima la guerra e l’austerità e abbraccia la pace e lo sviluppo. L’età media in molti dei suoi paesi è straordinariamente bassa (circa 18 anni in Burkina Faso, circa 25 in Nepal). Questi giovani vogliono un futuro. Non lo vedono nei missili da crociera ipersonici degli Stati Uniti, ma nella ferrovia ad alta velocità che si sta costruendo in Cina e in India.
Il baricentro si è spostato dal Nord al Sud. La popolazione del Nord Globale riuscirà ad accettarlo e siamo pronti, come esseri umani, ad abbracciare una vera democrazia globale piuttosto che permettere che le esalazioni letali del vecchio imperialismo continuino all’infinito?
*Vijay Prashad è un intellettuale marxista e un attivista comunista indiano. È direttore del Tricontinental: Institute for Social Research, un organismo che coordina studiosi e studiose del Sud Globale e che periodicamente pubblica e diffonde articoli, saggi, dossiers su temi di importanza globale. Sempre con un’attenzione particolare e una visione a partire dalle periferie del mondo. Ha scritto numerosi libri, saggi e articoli.