Libertà in vendita. Il corpo tra scelta e mercato

Paolo Ferrero

Valentina PAZÉ, Libertà in vendita. Il corpo tra scelta e mercato, Bollati Boringhieri, Torino, 2023.


L’ultima fatica di Valentina Pazé, come spiega l’autrice stessa, “nasce dallo sconcerto per il silenzio assordante che circonda le nuove forme di sfruttamento, mascherate e giustificate nel nome della libertà. Silenzio, ma forse sarebbe meglio dire cecità. Ovvero autentica incapacità di vedere, riconoscere, nominare, l’esistenza di rapporti di subordinazione, sfruttamento o vero e proprio dominio, quando siano mediati dalla forma giuridica del contratto. Quando si fondino su un patto tra i soggetti formalmente liberi e consenzienti”.

I nodi attorno a cui si concentra il libro della Pazé sono alcune questioni specifiche riguardanti in particolare il corpo delle donne – come prostituzione, maternità surrogata – nell’epoca del neoliberismo, che vede l’estensione della razionalità economica a ogni ambito dell’esistenza umana.

In primo luogo viene sottolineato l’elemento contraddittorio della possibilità di offrire il proprio corpo in cambio di un compenso: da un lato sembra ampliare la gamma delle scelte a disposizione in termini di uso del proprio corpo, e dall’altro porta però a considerare l’intimità, sessuale e riproduttiva, come una merce tra le altre.

A partire da questa ambivalenza, il libro si snoda attorno ad alcune domande di fondo: che ne è della libertà, in società sempre più solcate da profonde diseguaglianze? Come non accorgersi che la  sovranità di ciascuno e ciascuna sul proprio corpo è oggi minacciata forse più dal mercato che dallo Stato? La riflessione attorno a queste domande si snoda prendendo a prestito la filosofia classica come il pensiero politico moderno e contemporaneo.

In questo quadro, un posto rilevante lo ha su più piani il pensiero di Marx, che sottolinea come nel modo di produzione capitalistico lo sfruttamento non sia fondato su rapporti di dipendenza personali, ma sulla “libertà” dell’individuo privo dei mezzi di sostentamento di “vendere” la propria forza lavoro al fine di poter vivere. Libertà astratta e costrizione concreta quindi. Quanto pesa questo nella pretesa libertà di mettere a disposizione il proprio corpo? Se, nell’affrontare il tema della prostituzione, l’autrice difende l’impianto della legge Merlin, che non vieta la prostituzione in sé, ma il suo sfruttamento economico da parte di terzi, nel caso della maternità surrogata svela gli inganni insiti nelle retoriche del dono, mostrando come – anche laddove la gestazione per altri è riconosciuta in forma “altruistica” – esista un mercato fiorente fatto di cliniche, agenzie di intermediazione, consulenti legali. Guarda caso sono sempre  donne di ceto medio basso, disoccupate o lavoratrici precarie, a prestarsi a portare avanti gravidanze per altri…      

La capacità di portarci a riflettere su questi temi, e la possibilità di farlo avvalendosi di un solido apparato di inquadramento storico filosofico, mi pare il grande merito del libro, che si situa al crocevia dei nodi che oggi attanagliano il pensiero marxista e rivoluzionario. 

Non vi sfuggirà infatti che quando Marx risponde a Vera Zasulic sull’Obscina, attorno alla necessità o meno, per realizzare il socialismo, di percorrere tutte le tappe dello sviluppo capitalistico, parla di questi temi. Così come, quando di fronte ai disastri dell’ambiente rivendichiamo la necessità di superare  la forma merce come strada di soddisfazione dei bisogni umani, di questo parliamo. 

In altri termini, sono oggi evidenti i tratti distruttivi dello sviluppo e dell’accumulazione capitalistica; come andare oltre i limiti della sua libertà formale, verso una libertà sostanziale, sapendone utilizzare i presupposti e senza ricadere nel dispotismo premoderno della subordinazione individuale? Abbandonando ogni progressismo, su questi nodi deve misurarsi il salto di tigre del movimento rivoluzionario: questo libro è un utile contributo in tal senso.

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