L’unità della sinistra: l’esperienza del Frente Amplio in Uruguay

Carlos Flanagan *

Cominciamo con una precisazione preliminare: in questo articolo cercheremo di trasmettere gli aspetti sostanziali di un’esperienza unitaria che si è rivelata valida in base alle caratteristiche del nostro Paese in un determinato momento.

Se apporta qualche elemento che possa essere utile per la riflessione e l’implementazione di un progetto con lo stesso obiettivo in un altro Paese e secondo le sue caratteristiche intrasferibili, ne saremo pienamente soddisfatti.


Prima di entrare nei dettagli della creazione del Frente Amplio, è necessario inquadrare il contesto storico: la situazione sociale dell’Uruguay negli anni ’60 e ‘70.

Dopo la fine della guerra di Corea, a partire dal 1955 il sistema capitalistico e il suo rapporto di dominio con i Paesi del Terzo Mondo iniziarono a riaggiustarsi per mantenere il tasso di redditività.

Nel 1959, con il governo del Partito Nazionale (o Bianco), iniziarono le relazioni con il Fondo Monetario Internazionale e fu attuata la riforma monetaria e del tasso di cambio secondo i suoi parametri.

Fu l’inizio della fine di un modello di sviluppo basato sulla sostituzione delle importazioni, con la conseguente riduzione delle politiche di welfare sociale per le quali il Paese era riconosciuto a livello internazionale fin dall’inizio del XX° secolo.

L’unità del movimento sindacale

Negli anni successivi, si è approfondito l’aggiustamento regressivo. Molti dei politici di professione furono sostituiti nei ministeri da industriali e proprietari terrieri, membri diretti dell’oligarchia (si potrebbe dire che “la casa era gestita dai suoi stessi padroni”). Questo fu il preludio al colpo di Stato del 27 giugno 1973.

La risposta dei lavoratori organizzati si rafforza, con un crescente processo di grandi mobilitazioni e scioperi. Ed è nel mezzo di queste lotte che, allo stesso tempo, l’unità del movimento sindacale viene faticosamente consolidata in un’unica organizzazione.

Segnaliamo alcune tappe importanti: la creazione della Commissione di Coordinamento nel 1956, poi della Centrale dei Lavoratori del Uruguay nel 1961 e della Convenzione Nazionale dei Lavoratori (C.N.T., creata come organo di coordinamento sindacale nel 1964).

Infine, il Congresso di Unificazione Sindacale che nell’ottobre 1966 decise che il C.N.T. sarebbe diventato la Centrale unica dei lavoratori uruguaiani, con “uno statuto, una dichiarazione di principi, un programma, una direzione e un funzionamento democratico dei suoi congressi”.

La lotta contro il fascismo

Fin dalla sua creazione, la CNT aveva già definito che, di fronte a un colpo di Stato, la risposta automatica sarebbe stata lo sciopero generale. E così si procede, insieme alle organizzazioni studentesche e ad altre organizzazioni sociali, a occupare i luoghi di lavoro e di studio, nonostante gli sgomberi violenti. La dittatura era nata senza alcun sostegno popolare.

Lo sciopero generale dura fino al 12 luglio, quando è revocato per continuare la lotta con altri mezzi dalla clandestinità.

La resistenza permanente e variegata va minando la dittatura.

Evidenziamo alcune tappe importanti:

– la sconfitta elettorale del 1980 nel plebiscito sulla riforma costituzionale con cui la dittatura intendeva perpetuarsi al potere.

– Le elezioni interne del 1982, alle quali hanno partecipato solo i partiti autorizzati, con il Frente Amplio bandito, ma politicamente presente negli oltre 90.000 voti bianchi espressi dai cittadini.

– Di fronte alle pressioni internazionali, la dittatura ha cercato di “mascherare” la violazione dei diritti fondamentali. Nel 1981 è stata approvata la legge 15.137 sulle Associazioni Professionali, con l’obiettivo di creare un tipo di sindacato malleabile e solidale con il regime1.  

La CNT clandestina, in cui José D’Elía e altri compagni svolsero un ruolo fondamentale, decise – lungi dal rifiutarle – di inserirsi a pieno titolo in queste associazioni per avere un quadro giuridico in cui agire, dando loro la nostra impronta di classe.

– Di conseguenza, nel 1983, dopo essere stata vietata per 10 anni, viene autorizzata la celebrazione del Primo Maggio e, nonostante il clima repressivo, più di 100.000 persone si riunirono davanti al Palazzo Legislativo (Parlamento), dove oggi si trova la Plaza 1º de Mayo.

Nacque così il PIT (Plenario Intersindical de Trabajadores) come nucleo organizzativo; dopo il ritorno alla democrazia divenne il PIT-CNT.

-Nel 1982, gli studenti universitari fondano l’Associazione Sociale e Culturale degli Studenti della Istruzione Pubblica (ASCEEP). Il 25 settembre 1983, per chiudere la Settimana degli Studenti, organizzarono una “sfilata di primavera” che si trasformò in un’imponente marcia dalla spianata dell’Università allo Stadio Luis Franzini, dove lessero un proclama che chiedeva la fine dell’ingerenza della dittatura nell’Università della Repubblica.

La nascita del Frente Amplio

Per comprendere meglio le caratteristiche con cui è nato il Frente Amplio, è necessario evidenziare due elementi che riteniamo importanti: l’ampiezza del ventaglio di alleanze sociali e l’elaborazione di un programma d’azione comune come ragione e garanzia dell’unità di queste alleanze.

In questo senso, sottolineiamo la confluenza del movimento sindacale con il resto dei movimenti sociali. Ciò è stato chiaramente espresso nella convocazione da parte della C.N.T. del 1° Congresso del Popolo nell’agosto del 1965 che, con la presenza di 1.100 delegati in rappresentanza di 700 organizzazioni sindacali e sociali, ha riassunto in una piattaforma l’elaborazione programmatica congiunta e rappresentativa di tutti i settori popolari (operai, studenti, chiese, professionisti e cooperative agricole, tra gli altri) che ha sollevato la necessità di riforme fondamentali in aree strategiche come il commercio estero, l’agricoltura, le banche, l’industria, il sistema fiscale e l’istruzione.

Così, il 5 febbraio 1971, nasce il Frente Amplio come naturale espressione partitica di quel faticoso processo di unità sociale e sindacale di cui sopra.

Prossima al 52° anniversario, è la più antica esperienza unitaria della sinistra nel mondo e allo stesso tempo l’unica che, fin dalla sua creazione, ha incluso tra i suoi membri la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista e il Partito Socialista.

La sua validità

Le ragioni che si potrebbero addurre sono molteplici. Mi limiterò a segnalare quelle che, a mio avviso, sono le principali.

– Le basi dell’unità. I leader politici fondatori della FA hanno avuto la saggezza di non impantanarsi in una discussione che privilegiasse e opponesse le loro diverse concezioni politiche e filosofiche, sulle quali atei, credenti, socialisti, anarchici, comunisti, trotzkisti, indipendenti e molti altri non sarebbero mai stati d’accordo. Al contrario, hanno concordato una diagnosi della situazione nazionale ed elaborato un programma volto a superare la crisi strutturale, definendosi come forza politica nazionale, democratica avanzata, anti-oligarchica e anti-imperialista.

Il suo carattere rivoluzionario è espresso con forza in questo paragrafo del discorso del suo Presidente, il generale Líber Seregni, del 18 luglio 1972: “La ragion d’essere, la ragione e lo scopo del nostro Frente Amplio è quello di svolgere un compito storico fondamentale: portare avanti il processo rivoluzionario del nostro Paese. Nel trasformare le vecchie strutture economiche, politiche e sociali del nostro Paese, ormai obsolete, e crearne di nuove che corrispondano alla situazione che il nostro popolo deve vivere. Ed è sì, un vero, autentico processo rivoluzionario, perché quello che il nostro Fronte propone non è solo un profondo cambiamento delle strutture, ma la sostituzione delle classi al potere. Per allontanare l’oligarchia dal potere e portare il popolo a governare”.

-La doppia condizione di essere contemporaneamente coalizione e movimento. Questo fattore, che si riflette nei suoi documenti di fondazione, nella sua struttura organizzativa e si concretizza nella creazione dei Comitati di Base, è il più difficile da comprendere per i militanti di sinistra di altri Paesi.

I Comitati di base sono luoghi di incontro e di organizzazione della militanza nei quartieri, situati nei locali del FA in quanto tali e non nei locali di qualsiasi partito o gruppo della coalizione. Hanno indubbiamente svolto un ruolo fondamentale nel mantenere l’unità dal 1971 a oggi.

Per comprendere gli obiettivi di questo fronte unitario e il suo funzionamento, riteniamo importante trascrivere l’ultimo paragrafo della Dichiarazione Costitutiva e l’appello:

“In queste drammatiche circostanze, consapevoli della nostra responsabilità e convinti che nessuna forza politica isolata sarebbe in grado di aprire una alternativa certa di potere al popolo organizzato, abbiamo capito che è un imperativo dell’oggi unire i nostri sforzi, attraverso un accordo politico, per stabilire un programma volto a superare la crisi strutturale, a restituire al Paese il suo destino di nazione indipendente e a reintegrare nel popolo il pieno esercizio delle sue libertà e dei suoi diritti individuali, politici e sindacali”. Un programma di contenuto democratico e antimperialista che stabilisca il controllo e la gestione pianificata e nazionalizzata dei punti chiave del sistema economico per far uscire il Paese dalla stagnazione, ridistribuire equamente il reddito, annientare il predominio dell’oligarchia dei mediatori, dei banchieri e dei proprietari terrieri e attuare una politica di effettiva libertà e benessere, basata sullo sforzo produttivo di tutti gli abitanti della Repubblica.

Esprimiamo la nostra profonda convinzione che la costruzione di una società giusta, con un senso nazionale e progressista, liberata dalla tutela imperiale, sia impossibile all’interno degli schemi di un regime dominato dal grande capitale. La rottura con questo sistema è una condizione imprescindibile per un processo di cambiamento delle sue strutture obsolete e per la conquista dell’effettiva indipendenza della nazione. Ciò richiederà, a tempo debito, la modifica dell’ordine giuridico-istituzionale, al fine di facilitare le trasformazioni essenziali che cerca.

Concepiamo questo sforzo nazionale come parte della lotta per la liberazione e lo sviluppo dei popoli del Terzo Mondo in generale, con cui siamo solidali, e in particolare di quello che ha come palcoscenico l’America Latina, dove, come più di un secolo e mezzo fa, l’insurrezione dei suoi popoli porterà alla seconda e definitiva emancipazione.

DICHIARAZIONE e APPELLO

Per le ragioni sopra esposte, abbiamo deliberato:

1º) Costituire un fronte politico unitario – Frente Amplio – attraverso l’unione delle forze politiche e dei cittadini indipendenti che firmano questo documento, per iniziare immediatamente la lotta, in tutti i campi, sia in opposizione all’attuale tirannia o a coloro che intendono continuarla, sia nel governo. Questo Frente Amplio è aperto all’incorporazione di altre forze politiche che sostengano la stessa concezione nazionale e democratica, progressista e avanzata.

2º) Contrarre in questo stesso atto l’impegno formale a stabilire un programma comune, ad aderirvi nella lotta fraterna e nella solidarietà e collaborazione, nonché ad agire in coordinamento in tutti i campi dell’azione politica, sulla base del fatto che attribuiamo al popolo, democraticamente organizzato, il ruolo di guida nel processo storico.

3º) Stabilire che questa coalizione di forze – che non è una fusione e in cui ciascuno dei suoi partecipanti mantiene la propria identità – deve essere dotata di un’organizzazione con nuclei di base e autorità comuni, un mandato imperativo e altri meccanismi di disciplina che garantiscano l’effettivo adempimento degli impegni concordati.

4º) Dichiarare che l’obiettivo fondamentale del Frente Amplio è l’azione politica permanente e non la competizione elettorale; allo stesso tempo affronterà le istanze elettorali unito, con soluzioni oneste e chiare che restituiscano alla cittadinanza la disposizione del suo destino, evitando l’attuale falsificazione della sua volontà.

Sulla base di questi principi e obiettivi invitiamo il popolo ad aderire al Frente Amplio e a partecipare attivamente alla lotta e al lavoro che stiamo svolgendo”.

Montevideo, 5 febbraio 1971.

Infine, vorrei soffermarmi sulla struttura piramidale della FA e sul ruolo chiave che il movimento ha svolto e svolge nel costruire e preservare la sua unità.

Il Comitato di base è l’organo della militanza di quartiere, attraverso il quale si stabilisce il rapporto capillare della forza politica con la popolazione. All’interno di un quartiere possono esistere più comitati.

La plenaria del Comitato elegge il suo delegato all’organo superiore successivo, che a Montevideo è il Comitato di coordinamento, che riunisce tutti i comitati di un quartiere e, come il Comitato, funziona su base settimanale. A Montevideo ci sono 18 coordinamenti.

Ogni Coordinamento elegge il proprio delegato all’istanza superiore, che è la Assemblea Plenaria Dipartimentale. L’Uruguay ha 19 dipartimenti.

L’Assemblea Plenaria Dipartimentale elegge a sua volta i delegati all’Assemblea Plenaria Nazionale, il più alto organo di direzione tra i congressi.

Con questo sistema, è possibile che un militante di base indipendente, cioè non appartenente ad alcun settore politico, diventi un membro della direzione della forza politica.

Il Congresso della FA si tiene ogni 30 mesi.

Un’altra peculiarità che lo contraddistingue è che per statuto è un Congresso di Comitati di base. I comitati eleggono i propri delegati al Congresso e i partiti politici possono essere rappresentati da delegati con voce, ma senza voto.

Infine, esiste un organo esecutivo, la Mesa Política, che si riunisce ogni lunedì.

È composto dal Presidente del FA, dal suo Vicepresidente (ora Vicepresidentessa) e comprende i delegati del partito e almeno due delegati di base per Montevideo e due per l’Interno (i restanti 18 dipartimenti). Esiste anche un’ampia gamma di commissioni centrali che si occupano di varie questioni.

Per una panoramica dettagliata di ciascun organo e dei suoi compiti, si può consultare il sito web del Frente Amplio, www.frenteamplio.uy  nella sezione istituzionale.

Molti/e compagni/e di altri Paesi mi hanno chiesto come funziona quella che chiamano “doppia militanza”. Vale a dire, avere una militanza di base nel Frente Amplio e allo stesso tempo appartenere e far parte di un settore politico. Per noi non implica alcuna contraddizione.

Nel mio caso, sono stato spesso delegato dal mio Comitato di base al Comitato di coordinamento competente. Nelle riunioni plenarie della Commissione, naturalmente, esprimevo la mia opinione su una determinata questione, spesso in accordo con una posizione emersa da una precedente discussione sul tema all’interno del mio organo di partito.

Una volta esaurita la discussione e adottata una posizione dalla maggioranza dei membri del Comitato, in qualità di delegato, l’ho portata all’istanza superiore, in questo caso il Coordinamento. E se necessario, l’ho sostenuta e votata a quel livello.

Non importa se la mia posizione iniziale, basata sulla plenaria della Commissione, fosse stata di maggioranza o di minoranza.

In qualità di Frenteamplista e di delegato, ho il dovere di rispettare il mio organismo e trasmettere fedelmente la sua decisione sovrana.

Questo sano esercizio quotidiano di democrazia interna al movimento è senza dubbio uno dei fattori che possono spiegare il funzionamento e la lunga vita della nostra forza politica.


1 La legge consentiva la creazione di associazioni di lavoro di primo grado (per luogo di lavoro), poi di associazioni di secondo grado (per ramo di attività) ed eventualmente di associazioni di terzo grado come una centrale sindacale.


* Carlos Flanagan è membro del Partito Comunista dell’Uruguay (PCU). Ex Responsabile Relazioni internazionali del PCU e membro della Commissione per gli Affari e le Relazioni internazionali del Frente Amplio (CARIFA). Ex ambasciatore dell’Uruguay presso lo Stato Plurinazionale della Bolivia.

Traduzione di Marco Consolo

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