Passare con il semaforo rosso. Quasi un romanzo. 1968-1976

Sergio Dalmasso

Giovanna CAPELLI, Passare con il semaforo rosso, Quasi un romanzo. 1968-1976. Il centro Mao di San Giuliano. Comuniste e comunisti alla ricerca di un partito, Mimesis, Milano, 2022.


Giovanna Capelli è stata presidente e senatrice di Rifondazione comunista, dopo una lunga militanza di oltre mezzo secolo.

Passare con il semaforo rosso è il racconto di una parte della sua attività politica, dall’inizio, nel 1967, al 1976, nella specifica realtà di San Giuliano milanese. Il libro sarebbe dovuto nascere a quattro mani, con il marito,  recentemente e prematuramente scomparso Gianni Zambarbieri, la cui presenza, nelle 250 pagine, è continua e commossa, come sottolinea Haidi Gaggio Giuliani nella breve prefazione.

La “storia” inizia con le manifestazioni studentesche di fine 1967: Gianni è quadro operaio, passato per la militanza nel PCI e – come tanti – la critica da sinistra sulle “emergenze” del tempo: il Vietnam, l’America latina, le lotte di popolo nel terzo mondo, le posizioni cinesi, le lotte di fabbrica che paiono uscire dall’orizzonte sindacale e dalla proposta politica del PCI stesso. Giovanna studentessa di lettere, di formazione cattolica, appartenente al ceto medio milanese.

Le pagine ripercorrono le vicende dell’eresia maoista in Italia, la partecipazione di Gianni alla Lega dei comunisti (m-l) di Ugo Duse, tra i primissimi a proporre le analisi “cinesi” in Italia (sin dal 1962), la sua crisi, la scelta di adesione al PCd’I (m-l), “linea rossa”, sino al 1970- 1971, quando il collettivo creato a San Giuliano, forte di decine di militanti, decide di trasformarsi in un gruppo locale, in un partito senza partito, con la denominazione di Centro antimperialista Mao, al fine di fare politica dove si vive: la periferia.

Quanto narrato assume l’aspetto di una storia generazionale: le mobilitazioni studentesche, la ripresa di protagonismo operaio e sindacale nelle fabbriche milanesi, le manifestazioni antimperialiste sino all’ipotesi di organizzare volontari per il Vietnam, la contestazione del film Berretti verdi, l’antifascismo, il carcere, le tensioni per le continue stragi (aperte dallo spartiacque di quella di piazza Fontana).

Ancora, il dibattito che segue il golpe in Cile: quale antifascismo? Quale transizione verso il socialismo? E le contraddittorie vicende della nuova sinistra tra composizioni e ricomposizioni, tra pratiche sociali innovative (la lotta contro il caro vita, le cooperative…), l’emergere della questione giovanile e di quella femminile (le libere donne del collettivo), il lavoro interno all’esercito.

Il 1972 è anno di decisioni politiche importanti, nonostante la sconfitta elettorale di tutta la sinistra (Manifesto, Unione m-l, sino al PSIUP e al MPL) esterna a quella storica. Il collettivo locale si pone il problema di ricollegarsi maggiormente alla realtà nazionale, di offrire formazione complessiva ai militanti, di avere maggiori legami sindacali e politici. La testimonianza di Alfonso Gianni, all’interno del testo, offre un quadro sulla realtà milanese, sul rapporto studenti/operai, sulla repressione crescente. Nella stessa misura, l’intervento di Pietro Mita, fondatore del circolo Lenin di Puglia, inquadra i rapporti tra realtà locali e regionali nella prospettiva di una organizzazione nazionale. Questa sarà il Movimento lavoratori per il socialismo (MLS) in cui le due formazioni, con altre, confluiranno, inizio di un processo che le porterà nel PdUP, quindi nel caso di Capelli, nel PCI, sino alla Bolognina e alla formazione di PDS e Rifondazione, a cui aderisce nel 1992.

Di grande interesse è il saggio di Dino Greco che chiude il testo. Completa le osservazioni ed analisi sui consigli di fabbrica, sul punto unico di contingenza, sulle gabbie salariali, sullo Statuto dei lavoratori, avendo come centro l’impatto che le lotte operaie hanno avuto sulla società italiana e sulla stessa attività legislativa. Il suo scritto ripercorre il percorso del movimento sindacale per l’intero decennio, il rapporto conflittuale Berlinguer/Lama, il compromesso storico, la strategia dell’EUR sino al nodo fondamentale e periodizzante la scacco operaio: la sconfitta alla FIAT nell’autunno 1980.

Le (purtroppo poche) fotografie completano questa sorta di “biografia politica” di Giovanna Capelli (e di Gianni) evitando i rischi, sempre presenti, del “come eravamo”.

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