Ricordi e riflessioni sulle giornate del G8 a Genova

Giordano Bruschi*

Genova ha avuto un ruolo molto importante nella discussione sulla globalizzazione dei diritti. Uno dei primi confronti in Italia avvenne il 25 maggio 2000 in piazzale Kennedy tra protagonisti di diverse esperienze politiche e civili. Si incontrarono don Andrea Gallo, Luca Casarin, Fausto Bertinotti.

Il 30 maggio venne in città Giulietto Chiesa che illustrò le iniziative che si stavano preparando a Seattle, Davis, Porto Allegre.

In quei giorni il Governo D’Alema scelse Genova come sede del G8 nel luglio 2001.

Le associazioni pacifiste genovesi – con Norma Bertullacelli e Antonio Bruno – avevano già costituito la Rete contro G8.

Il 14 dicembre Genova invita e accoglie il sindaco di Porto Alegre Genro Henri, esponente del Partito dei Lavoratori del Brasile e promotore dell’innovativa esperienza dei popoli latino-americani sulla globalizzazione dei diritti umani.

Il gemellaggio Porto Alegre-Genova fu sancito a Palazzo Tursi, sede del Comune, con l’accordo dei due sindaci Genro Tarso e Giuseppe Pericu. Genova inviò la più folta delegazione italiana al Social Forum Mondiale di Porto Alegre del 26 novembre 2001, capeggiata dall’assessore Claudio Basso e composta da tanti esponenti della Rete genovese contro il G8.

I principi della “Carta di Porto Alegre”, approvati anche con l’importante intervento di Giusy Giani, facilitarono la mobilitazione di massa nella preparazione delle manifestazioni contro il G8. 50.000 partecipanti alla manifestazione degli immigrati del 19 luglio, 100.000 presenze alle iniziative contro la “zona rossa” del 20 luglio, 300.000 in tanti cortei del 21 luglio, l’indomani dell’ uccisione di Carlo Giuliani, non furono frutto del caso, ma il risultato di un immenso lavoro anche contro la durissima repressione poliziesca scelta dal neo governo Berlusconi, rappresentato a Genova dal Ministro dell’Interno Gianfranco Fini che dal Forte di San Giuliano coordinava le forze di polizia responsabili degli eventi drammatici di Bolzaneto, di Piazza Alimonda, della Scuola Diaz.

Genova seppe respingere le provocazioni, e il G8 ebbe ripercussioni politiche diverse da quelle sognate dalle destre.

Genova divenne “capitale” del Movimento dei diritti umani con il Convegno internazionale di Punta Vagno, dove ancora Genro Tarso, futuro ministro del governo brasiliano di Lula, invitato da Beppe Pericu, offrì agli esperti europei il risultato dei suoi studi su Antonio Gramsci, ispiratore di una intera generazione di intellettuali comunisti latino-americani.

Al secondo Social Forum, ancora a Porto Alegre, nel gennaio del 2002 partecipò un folta delegazione genovese. L’evento fu inaugurato da Lula Da Silva e da una maestra genovese – Haidi Gaggio Giuliani, la mamma di Carlo, ammazzato in Piazza Alimonda. Appena 12 mesi dopo Lula fu eletto Presidente del Brasile, iniziando così un periodo di 12 anni consecutivi di governo delle sinistre in quel paese.

Anche per Genova gli eventi del G8 furono positivi. Giuseppe Pericu, aperto sostenitore del Genoa Social Forum, fu trionfalmente rieletto nell’aprile 2002. Con i soldi stanziati per il G8, i lavori di “rammendo” della città (Piazza De Ferrari, via San Lorenzo, piazzale Resasco, ecc) vennero attuati senza i soliti episodi corruttivi.

Anzi, vennero avviati altri lavori, come il recupero/valorizzazione dell’Acquedotto Storico di Genova anche dalle Amministrazioni succedute a Pericu.

Le riflessioni venti anni dopo sono molteplici. 

A livello mondiale, il Movimento ha subito una grande sconfitta: più disuguaglianze, più povertà, meno diritti sociali e culturali. Bisogna sempre ricominciare da capo, qualche risultato comincia ad affiorare, specie in America Latina. In Italia e a Genova si è registrato un netto declino, le soluzioni di sinistra non hanno trovato successo. Molte responsabilità sorgono dalle divisioni del Movimento. Proprio negli ultimi eventi, allorché Regione Liguria e Comune di Genova sono – dopo un ventennio – cadute in mano alle destre, la sinistra si è nuovamente divisa. Persino una giornata unificante come quella in ricordo del 30 giugno 1960 ha registrato il negativo contrasto tra la sinistra tradizionale e il gruppo di “Genova antifascista”. Alla manifestazione del 30 giugno 2021 hanno sfilato due cortei contrapposti che danno un segnale molto negativo, anche perché non emergono così grandi contrasti di contenuti.

Propongo con urgenza un confronto per eliminare divisioni a sinistra, basate solo su polemiche pretestuose. Solo così le lotte, le sofferenze, la perdita, la partecipazione agli eventi del G8 hanno senso ad essere ricordate.


* Giordano Bruschi, partigiano combattente, esponente del Pci genovese, fondatore della Cgil Marittimi, ex direttore di Telecittà. È stato protagonista di numerose vertenze ambientali legate al territorio ligure. Nel 2001 era segretario della Federazione genovese del Partito della Rifondazione Comunista e consigliere comunale.


Immagine in apertura articolo del Global Justice Now da Flickr.com

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