Uno strano animale visto dal Brasile

José Luiz Del Roio*

Origini

Il BRICS rappresenta un’anomalia nella lunga storia della diplomazia mondiale. Si tratta di un tentativo di creare un mosaico composto da Stati che apparentemente non hanno nulla in comune. Le loro culture, i continenti, l’estensione territoriale, l’economia e i sistemi politici sono diversi. Ricordiamo come è nata questa strana creatura, anche se si tratta di una storia già nota a chi segue la politica internazionale.

Tutto ha inizio in una Mosca triste, umiliata e cupa. Dopo i tradimenti che portarono alla tragedia geopolitica della fine dell’Unione Sovietica, il Ministro degli Esteri della nuova Russia, Evgenij Primakov, sentiva il peso del dominio unipolare degli Stati Uniti e dell’espansione della NATO negli ex paesi socialisti.

Primakov cercò alleati nelle nuove potenze emergenti. Non fu facile, ma riuscì a convincere due giganti che avevano combattuto guerre tra loro, Cina e India, a firmare l’embrione di un accordo di cooperazione.  Nel 2002 nasceva il RIC. 

Quasi allo stesso tempo, dall’altra parte del mondo, le acque si muovevano nella stessa direzione. Nel gennaio del 2003, iniziò il primo mandato di Luiz Inácio da Silva, Lula. Egli nominò Celso Luiz Nunes Amorim Ministro degli Affari Esteri. Figura di sinistra, appassionato di cinema, aveva lavorato in questo settore, contribuendo alla realizzazione di film che denunciavano i mali sociali o i crimini del periodo militare. Ma finì per diventare un quadro del Ministero degli Affari Esteri.

Il Presidente Lula non era disposto a essere subalterno alla politica imperialista degli Stati Uniti. Il Brasile è un grande paese, ma praticamente disarmato militarmente di fronte alle potenze occidentali. Pertanto, in un mondo pericoloso, era necessaria una politica fiera e sovrana. Il concetto centrale era di rafforzare il multilateralismo, partecipare al maggior numero di forum e istituzioni internazionali, creare alleanze tra paesi diversi. E molto dialogo. Questa venne chiamata la dottrina Celso Amorim.

Alcuni attori

Amorim è stato Ministro degli Esteri fino alla fine del secondo mandato del Presidente Lula nel 2010 e successivamente, nel 2011-2014, Ministro della Difesa della Presidente Dilma Rousseff. Con il colpo di stato e la deposizione della Presidente Dilma in agosto 2016, e la successiva detenzione di Lula (aprile 2018-novembre2019), è stato il creatore e coordinatore del Comitato Internazionale per la Liberazione di Lula, che ebbe un ruolo di rilievo nelle organizzazioni internazionali. Attualmente è consigliere speciale della Presidenza della Repubblica per la politica internazionale e, mentre scrivo queste righe, si trova a Mosca per un incontro del Brics sulla difesa.

Vorrei ricordare anche un altro personaggio poco noto, ma che ha influenzato profondamente la politica estera brasiliana. Si tratta di Marco Aurelio García. In gioventù fu militante del Partito Comunista Brasiliano e, in seguito, con le scissioni che riguardarono questo partito clandestino durante la dittatura militare, aderì al Partito Operaio Comunista. Esiliato in diversi paesi, fece ritorno in patria alla fine del 1979. Uno dei fondatori del Partito dei Lavoratori/PT, fu una figura chiave nella creazione del “Forum di San Paolo”, organizzazione che riuniva i principali partiti di sinistra dell’America Latina. Il Forum ha conosciuto una ristrutturazione nel 2019, assumendo il nome di “Accordo di Puebla”. Garcia è stato consigliere presidenziale per la politica estera dei governi di Lula e Dilma Rousseff tra il 2003 e il 2016. È morto nel 2017.

Oltre a creare relazioni privilegiate con i governi progressisti dell’America Latina, uno dei punti chiave era avviare una politica di avvicinamento con l’Africa Nera. Cosa logica, dal momento che metà della popolazione brasiliana ha origini in quel continente. Il partner principale fu il Sudafrica e poco dopo l’attenzione si spostò sull’India, una giovane repubblica con una popolazione enorme, oppressa dalla miseria ma in una spirale di sviluppo. Fu allora che nacque la IBAs con un programma incentrato sul commercio Sud-Sud e su progetti integrati di salute, educazione, cultura.

L’attrazione tra IBAs e RIC era naturale, ma come ogni cosa in diplomazia richiese tempo, solo nel 2009 nacque il BRICS, a cui il Sudafrica si unì un anno dopo. Finalmente, il BRICS brillava nel firmamento internazionale. Ma non molto ancora. Era necessario creare proprie regole operative, progetti e strutture a supporto delle politiche decise. Inoltre, i paesi che lo compongono hanno le proprie dinamiche interne che accelerano o rallentano il processo di costruzione.

Prendiamo il caso del Brasile: nel 2016 la presidente eletta Dilma Rousseff subì un colpo di stato parlamentare illegale e fu deposta. L’ingerenza dell’amministrazione statunitense di Barack Obama era evidente. Il vicepresidente Michel Temer subentra, seguendo le direttive di Washington, Lula viene incarcerato con false accuse e si apre la strada all’elezione di Jair Bolsonaro, esponente dell’estrema destra, filo-israeliano e filo-americano. La partecipazione del Brasile al BRICS si appanna tra il 2017 e il 2022. Riacquisterà slancio con la terza elezione di Lula alla presidenza della Repubblica nel 2023.

Prima di commentare l’attuale situazione della Repubblica del Brasile in relazione alle complesse dinamiche geopolitiche del momento, è opportuno fare qualche riferimento alla Nuova Banca di Sviluppo, meglio conosciuta come Banca del BRICS. Creata nel 2014, ha iniziato a operare nel 2016, con sede a Shanghai, in un imponente edificio. I suoi obiettivi dichiarati sono la raccolta di fondi per progetti volti all’utilizzo di energie pulite, tutela dell’ambiente, servizi igienico-sanitari di base e democratizzazione dello sviluppo digitale.

Tutto molto bello, ma c’era un problema implicito dalla potenzialità di un’arma nucleare: impiantare un processo di utilizzo delle valute nazionali dei paesi partner, destinate a   sostituire il dollaro. Il sostenitore di questo obiettivo fu il primo vicepresidente della Nuova Banca di Sviluppo (NDB), il brasiliano Paulo Nogueira Batista Junior.

Già direttore esecutivo del FMI dal 2007 al 2015, Nogueira conosceva bene i meccanismi interni del mostro. Ma ci furono pressioni internazionali e con la deposizione della presidente Dilma Rousseff a Brasilia, Noguiera Batista dovette abbandonare l’ incarico a Shanghai nel 2017. Nonostante ciò egli ha continuato la sua battaglia fino ad oggi, con articoli, conferenze e interventi nei social media, potendo contare su un ampio seguito. Poche settimane fa ha inviato agli attuali direttori della Banca un progetto per accelerare la sostituzione del dollaro negli scambi internazionali.

La figura brasiliana più importante all’interno della NDB è Dilma Rousseff, l’attuale presidente. Vale la pena ripercorrere alcuni aspetti della sua biografia. Nata nel 1947 a Minas Gerais, figlia di un padre comunista bulgaro esiliato dal suo paese natale, da giovane studentessa partecipò a organizzazioni della lotta armata contro la dittatura militare che dominava il Brasile dal 1964. Arrestata nel gennaio del 1970 a San Paolo, fu torturata per 22 giorni. Condannata da un tribunale militare, scontò tre anni di prigione. Nel 2012, una foto del suo processo fu ritrovata negli archivi militari. Fu un enorme successo. Mostra una giovane donna, segnata dai maltrattamenti, ma con uno sguardo fermo che sfida i giudici militari che si coprono il volto.

Con studi in economia, Dilma ha intrapreso una carriera burocratica nello Stato, rimanendo sempre legata a partiti di sinistra. Nel 2005 è stata chiamata a presiedere la Casa Civile del governo del Presidente Lula. Dopo aver ricoperto diversi incarichi ministeriali, è stata eletta Presidente della Repubblica nel 2010. Ha ripetuto l’impresa nel 2014, ma è stata deposta da un colpo di stato parlamentare due anni dopo. È iniziata così l’avanzata devastante della destra fascista.

ll Presidente Lula torna per un terzo mandato nel 2023. Il direttore della NDB, di nazionalità brasiliana, si dimette dall’incarico e viene sostituito da Dilma Rousseff il 10 marzo 2023, con un mandato che avrebbe dovuto scadere a luglio 2025. Seguendo la logica della rotazione tra i partner, spettava alla Federazione Russa nominare il nuovo direttore generale della banca. Tuttavia, con sorpresa generale, il Presidente Putin ha scelto Dilma Rousseff per la nuova gestione fino al 2030. Il programma di base di Dilma è continuare ad aumentare la percentuale di investimenti in valuta locale per i progetti futuri. Entro la fine del 2026, la percentuale calcolata è del 30%. Un altro aspetto sarà l’utilizzo di tecnologie avanzate che consentano la circolazione di valori in modo immediato e sicuro. Inoltre, è ovvio che cercherà di attrarre nuovi e consistenti contributi dei partner, dato che i fondi disponibili sono scarsi. 

Solo 40 miliardi di dollari sono stati utilizzati nei 122 progetti di investimenti fino ad ora realizzati. Per il Brasile sono stati approvati 31 progetti pari a 18% del totale. Ma le prospettive sono favorevoli dal momento che attualmente il fondo della banca può contare con 100 miliardi di dollari. 

Tuttavia, l’appartenenza a pieno titolo al BRICS non garantisce l’adesione alla NDB, mentre nuovi membri possono entrare a farne parte. Attualmente, oltre ai cinque fondatori, vi partecipano Bangladesh, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Algeria, Colombia e Uzbekistan.

Diplomazia brasiliana

Ma ora basta parlare della Banca per vedere un buon esempio di come funziona la diplomazia del BRICS. 

Il vertice dei Ministri degli Esteri degli 11 paesi membri a pieno titolo si è tenuto a Nuova Delhi il 14 e 15 maggio 2026. Ricordiamo che, oltre ai cinque fondatori, erano presenti rappresentanti di Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran e Indonesia.

Non si è raggiunta una posizione unanime sulla guerra nel Golfo di Hormuz, poiché vi erano esponenti dei paesi in conflitto tra loro. Ciò è stato il risultato della vile aggressione di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Tuttavia 60 mozioni su altre questioni di interesse comune sono state approvate all’unanimità. Un miracolo.

L’attuale governo del Presidente Lula persegue la politica diplomatica di concentrandosi sulla risoluzione dei conflitti ed evitare di creare tensioni, ma ciò non è sempre possibile. Si pensi al caso del governo sionista dello Stato di Israele, in cui i due paesi non hanno ambasciatori, e alle critiche costanti dei crimini commessi contro i palestinesi. La maggiore preoccupazione riguarda il governo del Presidente Trump. L’ingerenza della diplomazia statunitense in Brasile è un fatto antico. Basti ricordare il totale sostegno al colpo di stato militare del 1964 che impose una dittatura durata 20 anni. O le manovre dell’amministrazione Obama nella deposizione di Dilma Rousseff. Senza dimenticare i più recenti comportamenti predatori verso Venezuela e Cuba.

Il Presidente Trump è sempre stato chiaro nella sua simpatia per l’estrema destra brasiliana rappresentata dalla famiglia Bolsonaro. E solleva diverse questioni con la Repubblica brasiliana. Ad esempio sul PIX, un metodo di pagamento istantaneo senza l’utilizzo di carte di credito bancarie, che sempre impone il pagamento di commissioni alle banche americane. Ha persino imposto sanzioni contro ministri del governo Lula e magistrati del Supremo Tribunale Federale. Tuttavia finora non si è spinto oltre, ma vedremo come si comporterà nei prossimi mesi che ci separano dalle elezioni presidenziali in Brasile.

La situazione in America Latina è preoccupante, con governi di estrema destra nella maggior parte dei paesi. Su questo argomento consiglio la lettura del blog di Marco Consolo (http://marcoconsolo.altervista.org. Appunti sull’America Latina, per il mese di aprile).

Al momento la candidatura di Lula per un nuovo mandato appare promettente, soprattutto di fronte del naufragio del candidato Flavio Bolsonaro, invischiato in una pesante rete di corruzione. In Colombia il candidato di sinistra Iván Cepede Castro dovrebbe vincere le elezioni del 31 maggio. Considerando l’ottimo governo della presidente Claudia Sheinbaum in Messico, possiamo sperare di contare che almeno 400 dei 700 milioni di abitanti dell’America Latina continueranno a essere governati dalla sinistra.

Dal punto di vista del BRICS, un’altra scadenza chiave è quella peruviana del 7 giugno. Qui si scontreranno Keiko Fujimori, figlia di un dittatore e esponente della destra filo-occidentale statunitense, e Roberto Sánchez, antimperialista. L’importanza di queste elezioni è dovuta alla presenza di un porto a 80 km da Lima, nella regione di Chancay. Questa infrastruttura che si affaccia all’Oceano Pacifico è stata costruita con capitali della Repubblica Popolare Cinese ed è gestita da Cosco Shipping. È ultramoderna, dotata di un’enorme capacità operativa e in grado di accogliere le più grandi navi cargo del pianeta. Si tenga presente che il Canale di Panama è obsoleto e che il flusso delle maree si sta sempre più riducendo.

Consideriamo la situazione da un altro punto di vista. Il Brasile è il paese al mondo che riceve più investimenti cinesi, circa il 10%, ed esporta verso la Cina oltre il doppio di quanto trasferisce verso gli Stati Uniti. Grazie alle nuove strade continentali, i prodotti raggiungeranno Chancay. Questo aprirà al Brasile l’accesso all’Oceano Pacifico, facilitando il raggiungimento non solo della Cina, ma anche dell’India e della Russia. Mi sembra un incubo che credo che gli Stati Uniti non possano sopportare.

Vediamo un altro aspetto assai complesso. La trasformazione industriale, con l’utilizzo di chip, data center, computer e così via, richiede l’impiego di metalli detti critici o terre rare. La loro distribuzione sul pianeta è disomogenea. Calcoli indicano che il 50% di queste riserve è concentrato in Cina. Il secondo paese per riserve è il Brasile, con il 24%. Nel caso del Brasile, questo calcolo è stato effettuato mappando solo il 30% del territorio, ed è quindi possibile che i giacimenti siano ancora maggiori. Ciò significa che solo due paesi BRICS potrebbero controllare quasi due terzi delle riserve mondiali.

Attualmente la maggior parte della produzione proviene dalla Cina. Il Brasile sta muovendo i primi passi nella complessa filiera di estrazione e trasformazione di questi metalli critici, ma dovrà accelerare il processo.

Questo articolo si limita ad accennare ad alcune delle complessità che il Brasile – e il BRICS – sta affrontando in questo pianeta sempre più frammentato e pericoloso. Non ho commentato le relazioni con l’Europa perché sono più note e verranno discusse in seguito.

Ultima nota – Grave

P.S. – Mentre termino queste righe, sto guardando in televisione l’annuncio del presidente Trump secondo cui Cuba avrebbe droni pronti ad attaccare Guantanamo e la Florida. Ovviamente, si sta preparando, negli USA, un’invasione. Lo stesso notiziario riporta una lettera del Presidente Lula al capo dell’esecutivo statunitense, in cui offre di discutere un aumento degli scambi commerciali tra i due paesi e fa appello all’integrità dell’isola di Cuba.


*José Luiz Del Roio ha partecipato alla resistenza clandestina (1964-1979) contro la dittatura militare in Brasile. Esiliato si è dedicato alla costruzione di reti di solidarietà internazionalista in diversi paesi. Senatore per Rifondazione Comunista nella XV Legislatura 2006-2008. Direttore dell’Istituto Astrojildo Pereira di San Paolo e dell’Archivio storico del Movimento Operaio Brasiliano presso la Unesp/Univeristà dello Stato di  San Paolo.

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